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Una serie di sfortunati eventi aerei mi ha fatto varcare le sacre soglie di Wembley alle 20.20 circa. In pratica mi sono perso tutto, tranne la portata principale. Freschi di ritorno in pompa magna nonostante i soliti, adorabili giochetti perpetrati nel tempo da Damon sullo stato di attività di una band che, a parole sue, era già morta e sepolta probabilmente dal 2001 circa, Wembley è apparsa subito come la ciliegina della carriera, roba da far impallidire perfino la chiusura delle Olimpiadi 2012, Hyde Park 2009 e compagnia cantante.

Prima serata sold out in qualche minuto, e dunque obbligatorio annunciarne un’altra. Lo stesso Albarn non si nasconde mica quando spiega che un appuntamento del genere nei suoi anni ruggenti lo avrebbe mandato al manicomio tra crisi di panico, vomito e pianti, ma oggi che sembra aver imparato meglio a convivere con il dolore, arriva al grande evento in forma invidiabile ed è lo stesso per Graham e Alex. Non si può dire altrettanto per Dave, che proprio qualche giorno fa, per non meglio precisati problemi alla gamba, ha fatto saltare un concerto in Francia facendo temere il peggio ai più pessimisti proprio in vista di Wembley.

A partire dalle tradizionali date di warm-up a Colchester, i quattro hanno navigato in discografia inserendo qualche chicca e levando a piacimento anche hit immancabili. Di recente, proprio parlando del nuovo, sfavillante video in 4k di For Tomorrow, scrivevamo del mitologico singolo come di un irrinunciabile tassello nelle setlist a trazione super karaoke dei concerti dei Blur, e giusto per smentirci in tempo record, subito dopo l’hanno tagliata dalla scaletta.

Stessa faccenda per Country House, qualcosa non quadrava. Qui alzo la mano e faccio un sincero mea culpa, visto che sono tra i primi a storcere spesso il naso per la scelta telefonata dei pezzi, ma a vedere certi brani fuori dai giochi, ammetto che mi è presa a male. Giusto un pochino però, eh.

Blur a Wembley
Blur, 8 luglio 2023, Wembley. Foto dal profilo Fb della band. Phoebe Fox, Tom Pallant, Blair B Brown

Possibile che tengano in saccoccia i proiettili grossi nonostante Wembley? No, dai. E per l’appunto nelle oltre due ore di musica nel mega-impianto di Brent passano in rassegna più o meno buona parte del campionario pop orientato ’94-’99, c’è tutto quello che serve, ma resta un mistero cosa abbia fatto di male Charmless Man per finire da tempo immemore oltre l’orizzonte degli eventi.

C’è spazio anche per i due singoli della ballata di Darren (tante le maschere dedicate a Smoggy tra la folla), ovvero St. Charles Square sotto ducali spoglie ad aprire le danze e The Narcissist che casca a pennello nell’encore quando il saccarosio è piacevolmente oltre la soglia limite. E figuriamoci se Phil Daniels non prendeva parte alla festa, nonostante le tante primavere alle spalle quell’harrington e la polo non la toglie neanche per sbaglio, sbuca da un camerino messo così a casaccio e rende giustizia a una Parklife che resta sempre e comunque un missile terra-aria. Country House (eccola!), Song 2, Coffee and Tv, neanche a sprecare inchiostro.

C’è di bello che nonostante l’aria di leggenda aleggi sulle nostre teste assieme a un paio di mirrorball giganti che fanno la loro sporca figura, il biondo di Leytonstone e i compari mantengono un giusto aplomb senza perdere di ironia e divertimento (la splendida Lot 105 che scivola nel battimani “Wembley!” orchestrato con ghigno dall’ex dente d’oro) ma lasciandosi finalmente alle spalle certe caricature ad orologeria, ed è un piacere essersi evitati finalmente Graham che si contorce su Popscene. Idem per Damon, che corre, salta, scende e urla spassandosela davvero.

Piangiamo, balliamo, ridiamo e ci gasiamo, d’altra parte gli attestati di ringraziamento al microfono si sprecano, ma anche dai maxischermi la commozione appare sincera la sera dopo il cantante piangerà copiosamente al termine di Under The Westway, chissà. Un momento del genere lo sognavano forse da un’eternità, si fanno trovare in gran spolvero, si guardano, ammiccano tra le pause, e tra G e D ci scappa pure il bacio.

Il giusto momento di autocelebrazione se lo concede ovviamente il frontman quando sulla folgorante Girls & Boys rispolvera il mitologico tracksuit Fila del videoclip per fare un bel salto carpiato indietro nel tempo. C’è un coprifuoco da rispettare al millesimo e allora la band sembra andare un po’ di fretta, tanto che Tender non può neanche concedersi il tradizionale singalong a capella a metà pezzo, ma a compensare c’è il poderoso London Community Gospel Choir per un ritornello finale che levati proprio. For Tomorrow vivaddio torna al posto che le spetta e The Universal è la scontata, prevedibile, romantica e dunque magica chiusura a mettere fiocco e lucchetto a una serata memorabile. Eccome se è successo.
Fossi in loro, mi sarei sciolto qui.

Blur, 2023, Wembley. Foto dal profilo Fb della band
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