Recensioni

Se i Black Lips non godono più delle attenzioni che la stampa riservava loro una quindicina di anni fa, lo si deve ad una perdita di popolarità del rock, non certo alla carenza di idee della band. Da questo punto di vista, Apocalypse Love fuga ogni timore, anche se a ben vedere, di garage rock tout court nella musica del gruppo è rimasto ben poco. Il garage resta come sensibilità e attitudine, come predisposizione a sguazzare nei recessi più oscuri e liminari della cultura pop per ricavarne nuova ispirazione. È questo che fanno oggi i Lips e, va detto, lo fanno benissimo.
Per il loro undicesimo album, infatti, allestiscono la raccolta più eterogenea della loro carriera. Si parte da dove lo scorso Sing In a World That’s Falling Apart ci aveva lasciati, ovvero da quel country folk che in brani come Love Has Won e Tongue Tied appare avviluppato in conturbanti fumi psichedelici. Il risultato sta da qualche parte fra le minacciose atmosfere espressioniste di David Lynch e le colonne sonore tarantiniane, specie quando vengono incorporati elementi presi in prestito da musiche di risulta della tradizione americana, come hot rod e surf music.
Se proprio un punto di contatto con i Lips degli esordi va individuato, è bene cercarlo nella “weirdness” che percorre ogni traccia da cima a fondo, anche quelle dalla squisita sensibilità pop. Un’obliquità a cui Zumi Rosow contribuisce in maniera significativa con il brano da lei scritto e interpretato (Lost Angel), che ci catapulta direttamente nella pancia del Titty Twister, fra twang lascivi e lingue di sax. Quando il gruppo si cimenta con il groove, escono fuori i frammenti più curiosi. È il caso dell’opener No Rave (che fra ritmiche inarrestabili e rasoiate di fuzz, suona come una versione krautrock dei Jesus And Mary Chain) e di quella Sharing The Cream grazie alla quale la band si cimenta ironicamente con il rap (rigorosamente old school) e lancia frecciate alla discografia maggiore.
Per il resto Apocalypse Love gode della ritrovata vena pop del quintetto. Una sensibilità che i Black Lips interpretano nel modo più eccentrico e fuori dalla contingenza: fra deliri exotici (Whips Of Holly), magniloquenti stomp rock da big band (Among The Dunes) e anthem da tramonto post atomico come quello della title track. Amarli è più facile oggi di quanto sia stato in passato. Anche lontani dai riflettori.
Amazon
