Recensioni

7.1

Gran bel titolo, Scream from New York, NY. Potrebbe far pensare a qualcosa che ha a che fare con l’hardcore o con le varie specie di noise-rock che a New York sono sempre state di casa. Ma i Been Stellar sono al primo album e da giovani quali sono hanno riferimenti più vicini nel tempo: l’indie rock di inizio 2000 e l’onda post-punk dei tempi recenti. Un minimo di colpo d’occhio trans-generazionale arriva fino ai Sonic Youth, ma intanto c’è molta altra carne al fuoco che viene da altre latitudini e ha altre radici sonore.

Nucleo originario del quintetto, Skyler Knapp e Sam Slocum, chitarrista e cantante che suonano insieme dalle scuole superiori in Michigan. A New York, dove si sono trasferiti per studiare, hanno incontrato gli altri ragazzi oggi con loro: il bassista Nico Brunstein, il chitarrista di origini brasiliane Nando Dale e la batterista Layla Wayans (figlia dell’attore Shawn Wayans). La Grande Mela fa più che altro da collettore delle loro varie influenze. Start Again, il primo brano in scaletta, potrebbe essere scambiato per lo starter di un tipico album neo post-punk contemporaneo. Non siamo lontani dai Fontaines D.C., di cui i Been Stellar hanno aperto i concerti, o dai Murder Capital (e nemmeno dai belgi Whispering Sons, a dire il vero). Un’eco che non svanisce e diventa anzi più pervasiva quando attacca Passing Judgment, scelta come singolo. Ci sono, è vero, passaggi un po’ telecomandati, ma si intravede un disegno, lo si sente animarsi piano piano, definirsi nei dettagli e accogliere eclettiche sfumature che vanno dagli accenti emo a un bizzarro brit-pop di ritorno – con echi addirittura di Oasis.

È qui che il disco prende forma davvero e il ritratto della band si arricchisce di toni più vari. Un delicato spleen dai vaghi accenti shoegaze avvolge la melodia di Pumpkin, ma a spingere sul quel pedale (shoegaze) è soprattutto Sweet – e qui sui volti dei ragazzi americani si affaccia proprio l’esuberanza dei Ride prima maniera. E per la stessa matrice chitarristica di scuola britannica passa l’aggancio più evidente con l’art-noise newyorchese nel pezzo più d’impatto, Can’t Look Away, che è anche l’unico a muoversi su quelle coordinate, con un crescendo quasi alla Glenn Branca tra risacche di delay e un lievitare maestoso intorno ai colpi tribali di cassa e rullante.

Più che i Sonic Youth gli Swans se c’è una band della loro città d’adozione a cui guardano i Been Stellar sono gli Interpol, soprattutto nella title-track, in cui il ricordo di Turn on the Bright Lights sfuma in quello di Pablo Honey – facendo affiorare per un attimo anche quello di Something to Write Home About. Sempre la mano dei primi Radiohead si allunga su I Have the Answer, ballata elettrica che ricorda The Bends, aperta e chiusa dai momenti strumentali di più densi e impetuosi all’insegna del noise.

Non faticheranno a trovare estimatori i Been Stellar per la presa indubbia di molti pezzi e per le loro melodie. Non sono ancora il gruppo più “originale” che si possa ascoltare oggi ma dall’assortimento delle loro ispirazioni esce un insieme coerente – con alcuni pezzi notevoli, e un’idea di suono potrebbe dare forma a qualcosa di ancora più valido in futuro. Intanto c’è da registrare un ottimo esordio al presente.

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