Recensioni

Non c’è il sold out all’Alcatraz per il concerto d’addio di Bugo dalle scene; ennesimo dettaglio che fa pensare a come questo artista sia stato perennemente sul punto di esplodere, di fare il grande passo verso il successo vero, ma alla fine sia sempre rimasto in una nicchia, per quanto popolata da una fan base solidissima e affezionata come poche.
Di fatto è a quest’ultima che Bugo si rivolge, e a giudicare dai cori entusiasti del pubblico già un’ora prima dell’inizio del concerto, l’aspettativa è altissima. Bugo risponde a dovere, e per la serata sceglie il registro del concerto rock senza fronzoli: nessuna tastiera, nessun effetto elettronico, chitarre a palla e fiumi di energia. Si potrebbe pensare a questo ritorno al rock’n’roll come reazione alla svolta “sanremese” che non ha dato i frutti sperati… in realtà l’album Rockbugo, che ripropone su vinile i classici del suo repertorio arrangiati appunto coi chitarroni, data già del 2018, ovvero due anni prima del festival con Morgan. Forse, alla fine, è quella la dimensione a cui Bugo è più affezionato.
Ad ogni modo, la prima parte del concerto è in power trio, con Bruno Dorella al basso e Cristian Dondi alla batteria. Il Bugatti fa urlare la sua chitarra carica di feedback e distorsioni, e già dai primi pezzi, Questione di eternità e una spettacolare Il sintetizzatore, il mood è impostato con l’energia al massimo. Questo vale anche per i pezzi che nascono come ballad: ad esempio, Nei tuoi sogni ha una resa potentissima, con coda di effetti distorti, che introduce un medley di Benzina mia e Millennia e chiude il set con Ggeell e C’è crisi.

Nella seconda parte, Bugo riscopre la sua vena primordiale di cantautore acustico ed esegue in solitaria alcuni brani per voce e chitarra: prevedibili Che diritti ho su di te e Comunque io voglio te (quest’ultima con una resa particolarmente emotiva), ma a sorpresa c’è anche il classico dimenticato Spermatozoi e soprattutto la bellissima Cosa fai stasera, una delle melodie più riuscite del Bugo in veste cantautorale. Ci sarebbe stata bene una I miei occhi vedono, ma non si può avere tutto – d’altronde alla fine non entrerà neanche una canzone dall’album Nuovi rimedi per la miopia.
La terza e ultima parte dello show vede un cambio di formazione, con la band al completo in quartetto. Qui Bugo sceglie un repertorio più celebrativo della parte recente della sua carriera, con ben quattro pezzi dall’album dello scorso anno Per fortuna che ci sono io (la title track, Carciofi, Finalmente io ti vedo sicura e Non lo so!; peccato per l’assenza del pezzo migliore, Un bambino). Sarà, ma se li confrontiamo con la resa dei pezzi storici (Casalingo, una fantastica Nel giro giusto, ma anche Me la godo) non c’è proprio storia.

Arrivati a Mi manca, il povero Cristian va in calo di energia e canta maluccio la canzone, come se avesse finito la benzina. Fortunatamente subito dopo si riprende, grazie anche alla comparsata di J-Ax col suo cappello da cowboy, per una resa clamorosa di Pasta al burro sulla base di Sabotage dei Beastie Boys: livelli altissimi, qui. E poi l’inevitabile trionfo finale, con una dozzina di spettatori sul palco, Bugo alla batteria, e tutti a cantare Io mi rompo i coglioni.
Bella serata, in definitiva, e soprattutto nessuna inutile celebrazione né rimpianto per un addio che lascia, comunque, un po’ di amarezza. Ma chissà che Bugo non ci ripensi.
Foto di Michele Piazza
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