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L’uscita di Elf Me inaugura la stagione natalizia su Prime Video, quella che a partire dalla fine di novembre ci riempirà di prodotti esclusivamente riservati alle famiglie e ai più piccoli. In questo senso, l’operazione commerciale che vede Lillo Petrolo (del duo Lillo & Greg, che all’indomani del successo di LOLChi ride è fuori ha stretto una solida collaborazione con il colosso dello streaming) nei panni di un simpatico ma sconclusionato elfo costruttore di Babbo Natale punta su un target decisamente pre-adolescenziale, strizzando (probabilmente troppo) l’occhio ai nostalgici delle pellicole anni ’80.

Nonostante il film si inserisca in quel percorso cinematografico che vede l’ascesa a fenomeno commerciale del duo di registi proveniente dal mondo dei videoclip YouNuts! (dopo il film Netflix Sotto il sole di Riccione e del criticato remake di …altrimenti ci arrabbiamo!), Elf Me è in tutto e per tutto un prodotto che reca il marchio Gabriele Mainetti in ben evidenza, con tutti i pro e i contro del caso. Sì, perché se da un lato è vero che il regista romano ha in qualche modo contribuito a “svecchiare” certo cinema spettacolare in Italia, grazie a Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out, rendendo quantomeno possibile nel suo piccolo una sorta di traduzione del blockbuster americano nel nostro paese (prendendo a esempio il cinecomic moderno di stampo Marvel), dall’altro bisogna segnalare una certa mancanza di autorialità tout-court, perché non si può pretendere che la mera riproposizione di tradizioni e canoni estetici altrui senza una rielaborazione che ne giustifichi il senso ultimo si possa scambiare per cinema d’autore. Purtroppo, è quello che pretende di fare il Mainetti produttore proprio con Elf Me.

Il film diretto dai YouNuts!, il terzo consecutivo con Prime Video e con protagonista Lillo (dopo Con chi viaggi e Grosso guaio all’Esquilino – La leggenda del kung fu), pesca a piene mani da un immaginario prettamente americano, tanto che le citazioni (nonché sequenze intere) sono immediatamente riconoscibili a tutti coloro che sono cresciuti (come lo stesso Mainetti) con il cinema d’avventura e fantastico (all’epoca si chiamava così) di quel periodo: quindi, abbiamo i ragazzini in bicicletta come nei film di Steven Spielberg – di cui viene esplicitamente citato anche dalla colonna sonora l’immortale E.T. – L’Extra-Terrestre – gli elfi al Polo Nord si comportano come i Nonsochì de Il Grinch, il finale con tanto di melma gelatinosa che richiama lo Slimer di Ghostbusters, l’evidente riferimento a Gremlins, persino il doppio ruolo di Claudio Santamaria era un’intuizione del Peter Pan di P.J. Hogan uscito 20 anni fa.

Citazioni che non si traducono mai in vero spessore narrativo né vengono assorbite per una rielaborazione nostrana, ma che purtroppo lasciano il tempo che trovano all’interno di un marasma di moralismo e buoni sentimenti e in una narrazione che semplifica anche troppo grossolanamente temi attuali e urgenti come la dislessia e il bullismo.

Sorretto quasi interamente dall’estro comico di Lillo e da un Federico Ielapi in crescita (era stato il Pinocchio di Matteo Garrone), Elf Me è idealmente simile a un pacco Amazon ben confezionato, spedito a uso e consumo del cliente, il quale una volta scartato se ne dimenticherà abbastanza in fretta, pronto a passare all’acquisto successivo.

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