Recensioni

6.8

Che cosa ce ne facciamo oggi, nel 2013, del quindicesimo album solista di Yoko Ono? Ben poco, se ci limitiamo a valutare l’operazione come semplice uscita di un disco pop. La Ono, però, ben prima di essere la compagna simbiotica di uno dei Beatles, la moglie di John Lennon, la musicista, è stata un membro importante di Fluxus, un’ esploratrice d’avanguardia del regno dell’arte concettuale e performativa. E’ studiando dunque il lavoro dell’artista in tutta la sua complessità, eterogeneità ed evoluzione, scindendo quindi l’ultima sua creazione dalla mera prospettiva discografica, che possiamo comprendere il senso di dare alle stampe un nuovo album all’età esatta di 80 anni. Nel 2009 Between My Head and the Sky aveva preso tutti alla sprovvista, dimostrandosi al di sopra di qualsiasi aspettativa si potesse avere rispetto al disco di un’ultrasettantenne che già aveva detto e dato moltissimo.

Siamo ora di fronte a un disco denso di collaborazioni (Ad-Rock e Mike D dei Beastie BoystUnE-yArDsLenny Kravitz, Nels Cline…), messo a fuoco insieme all’odierna Plastic Ono Band composta dall’ormai trio fisso che vede il figlio Sean Lennon affiancato da Yuka Honda e Cornelius. La sensazione immediata è quella di trovarsi davanti a un gioco, quello che si può permettere di fare solo un vero artista, uno che non ha più bisogno, per esperienza ed età, di qualsiasi forma di seriosità grondante, di autocompiacimento, di eccesso di attenzione e può dunque concedersi il puro divertimento che la musica regala. Si passa in tutta tranquillità dal parlato su tappeti sonori, all’elettronica, al pop, tra una NY Noodle Town con intenti di lennoniana ballabilità, l’electropop tirato di Shine Shine, fino alla cabarettistica Leaving Tim. Un pastiche sonoro interessante, sempre un po’ “stonato”, ma dotato di quella leggera e disinvolta eccentricità che,  a un ascolto profondo, non può che convincere ancora una volta. I detrattori, davvero coraggiosi nel protrarre ancora l’odio immotivato per uno solo dei tanti volti della Ono – e cioè quello della “signora Lennon”-  dovrebbero mettersi l’anima in pace. In fondo lo stesso John ne aveva intravisto le doti artistiche e le aveva fatto incidere una canzone ancora prima di innamorarsene.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette