Recensioni

Facile immaginare l’universo Magaletti come una serie di incastri, un gigantesco Lego che partendo dagli stessi pezzi (o quasi) possa di volta in volta permettere la costruzione di visioni nuove. V/Z, nomen omen, è l’accoppiata Magaletti/Zongamin (al secolo il bassista giapponese Susumu Mukai), ovvero due terzi degli Holy Tongue e asse portante di quel portento chiamato Vanishing Twin (più molte altre cose insieme o da soli).
In questo Suono Assente sembrano porsi esattamente al crinale tra le due case madri principali: da un lato le cavernosità dubbose, i vuoti, il b/n post-industriale di Holy Tongue, dall’altro l’alterità conoscibile ma ignota, il frullato misto di input diversi, la ricercatezza di Vanishing Twin. Il risultato è, complice anche le voci più o meno melodiche, più o meno travisate dei molti ospiti (dalla Vanishing Twin Cathy Lucas a Coby Sey e Venus Ex Machina), qualcosa che rimanda a una versione 2.0 del disco dub/post-punk più importante di tutti i tempi, ovvero Metal Box. Quindi essiccazioni dub, scheletri (in)organici di musiche disossate, impalcature sonore ridotte all’essenzialità… ma, c’è un ma: essendo, o finendo col suonare (non sappiamo le reali intenzioni del duo quando nell’estate del ’22 si è chiuso in studio a Londra) come una versione per il terzo millennio dell’archetipo lydon-levene-wobbleiano porta con sé tutte quelle screziature, quegli slittamenti, quelle modificazioni dell’ultimo quarantennio in musica. Come se fosse una rete a strascico ridotta all’essenziale che abbia preso con sé melodie astruse da pop inacidito (Caffè Giallo), certi rimasugli electro dei ’90 (Habadash), suggestioni da immaginario cinematico (Bites) e quant’altro.
Suono Assente, però, resta in definitiva un album dub/post-punk misterioso e oscuro, suadente e urticante, ricercato e diretto come dev’essere un disco che si rifaccia a quella lunga tradizione.
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