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7.5

Comincia come una cosa a metà tra una funeral band e l’Hypnotic Brass Ensemble di Kelan Philip Cohran questo attesissimo album d’esordio del trio Holy Tongue, per poi a metà del pezzo (Saeta) cominciare quel percorso di sfaldamento del suono verso le lande che ne contraddistingueranno tutta la durata. Ovvero, verso una sorta di dub suonato con urgenza post-punk e ricercatezza art-rock ma contaminato da mille input diversi che prendono dall’elettronica più minimale come dal jazz più eterodosso passando per una via personale alla psichedelia più visionaria e/o mistica.

Dopotutto, chi si cela dietro la sigla non è un parvenu dell’avanguardia e della sperimentazione: Holy Tongue è infatti il trio formato da Valentina Magaletti alla batteria, musicista ormai più che nota a queste latitudini nonostante sia di stanza in quel di Londra, Susumu Mukai meglio noto come Zongamin al basso e chitarra e Al Wootton a synth, piano e percussioni ed ha all’attivo già un trio di EP 12” (ovviamente introvabili e costosissimi) preparatori a questo esordio e che già avevano incuriosito gli ascoltatori più attenti.

Se avete presente il lavoro del mai troppo compianto Mark Stewart, il catalogo On-U Sound o le prime cose di eroi dimenticati come African Head Charge avete già una ottima base di partenza per comprendere l’atteggiamento, prima ancora che il suono in senso stretto, di questo Deliverance And Spiritual Warfare, ma aggiungete una marcata propensione iconoclasta, più punk che post- in senso stretto, e una capacità di armonizzare anime e input diversi e avrete uno degli album migliori di questo 2023.

La sottospecie di gamelan urbano di Susuro che sembra riattualizzare i Can, gli abissi intrippanti di Kaneh Bosem, il pulsare quasi da motorik sottotraccia di Where The Wood Is The Water Is Not che dilata i Neu! quasi in chiave minimal-techno, le dilatazioni jazz à la Necks di Joachim, la Giamaica londinese di A New God Before Us tutta riverberi, echi e algida dimensione industriale, le scheletriche e disossate volute jazz-dub di I Am Here In A Place Beyond desire Or Fear sono esempi di un lavoro sul già noto – cosa si può aggiungere all’epopea dub? – ma che mostra come, con gusto, equilibrio ed intelligenza creativa, si possa attualizzare e rendere ancor più evocativo un suono più che stilizzato.

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