Recensioni

Chromakopia. Un’abbondanza di colori suggerita dal latino. Un distopico retrofuturo governato da un dittatore tormentato, suggerito nel roll-out promozionale. Un mondo introspettivo e frammentato alla ricerca di sé, rivelato quando abbiamo finalmente ascoltato il disco, di lunedì, fuori dagli affollati weekend dell’industria musicale.
Tyler, The Creator – al secolo Tyler Okonma – non ha bisogno di presentazioni, specie per chi lo segue da sempre. Con uno stile caleidoscopico e subito riconoscibile, il poliedrico rapper ha dominato la scena con album ambiziosi, innovativi, controcorrente. Chromakopia arriva dopo una serie immacolata, spezzando la tradizionale cadenza biennale in anni dispari. Questo settimo disco (ottavo, considerando il mixtape Bastard del 2009) è prima di tutto un lavoro senza pressioni esterne, ma con conti ancora aperti con il suo autore. Così, se Flower Boy sfidava il mainstream esplorando la propria sessualità, Igor seguiva un concept amoroso tra elettronica, r&b e pop, e Call Me If You Get Lost raggiungeva un vertice artistico tra opulenza e leggerezza, Chromakopia si pone come la meta di un lungo viaggio sonoro e umano.
Non è dunque l’album rivoluzionario che Tyler, sempre un po’ depistatore, ci aveva fatto intendere. La traccia d’apertura, St.Chroma, è una mini-opera teatrale che, con poco più di tre minuti, introduce con la voce materna (che dona saggi consigli: “non offuscare mai la tua luce per nessuno”), percussioni a mo’ di marcia militare, un rap bisbigliato da un Tyler esuberante, i vocals angelici di Daniel Caesar e l’esplosione di bassi e batteria sintetica: tutto prometteva un grande inizio, come anche Noid, brano paranoico (come il titolo suggerisce), che mescola rock, afro (viene campionato il pezzo zambiano Nizakupanga Ngozi della Ngozi Family) e musica elettronica in un ritratto ansiogeno della fama e delle pressioni del sistema discografico. Una sorta di Mind Playing Tricks On Me (dei Geto Boys) sulla vita a Hollywood.
Studiato alla perfezione, ricco di sfumature, il viaggio cinematografico nella trama di Chromakopia è appena iniziato ma St.Chroma non è che l’ultima maschera destinata a cadere. il travagliato dittatore africano dai capelli ispirati alla “Cabina Magica” di Norton Juster, è infatti il prossimo, dopo Tyler Baudelaire (Call Me If You Get Lost) e il brioso ragazzo con il parrucchino biondo (Igor) a soccombere.
“Niente featuring” aveva scritto sui social, ma una volta schiacciato play ci troviamo di fronte a un’eclettica formazione: Schoolboy Q, Daniel Caesar, Teezo Touchdown, Lil Wayne, GloRilla, Sexy Redd, Willow, Childish Gambino, Santigold e Doechii, che partecipano tra brevi tracce vocali e vere e proprie strofe.
Con costruzioni strumentali dominate dai synth, cori sinergici e uno stampo cinematografico alla Igor, il disco prosegue con brani come Like Him, la commovente dedica al padre mai conosciuto, e ritorna agli approcci r&b di Flower Boy in pezzi sentimentali come Darling I (con Teezo Touchdown) o Judge Judy, accattivanti indubbiamente, ma che riecheggiano brani passati più che innovare realmente. Le esplosioni caotiche di Cherry Bomb tornano perfezionate in tracce come Rah Tah Tah e Sticky (con Lil Wayne, GloRilla e Sexyy Red), una dichiarazione di guerra all’industria musicale, anche se non particolarmente d’impatto.
Chromakopia non introduce una nuova estetica, ma rappresenta un collage di tutte le precedenti, variopinto e imprevedibile ma con un inevitabile retrogusto di déjà-vu. La maschera di St.Chroma appare subito inadeguata e contraddittoria. Tyler la crea e rapidamente la distrugge in un nervoso scontro interiore, oscillando tra arroganza (Thought I Was Dead con Schoolboy Q) e evidenti insicurezze relazionali (il commovente scambio epistolare di Hey Jane).
Take Your Mask Off, un soul rap ispirato al Kanye West degli inizi, rappresenta l’emblema del disco, un inno alla ricerca di sé. È qui che finalmente emerge Tyler Okonma: un visionario che, tra timori sul futuro (Tomorrow) e il peso dell’assenza paterna (Like Him), fonde il proprio vissuto in un’opera densa, allontanandosi dal lusso per trovare la sua strada (“I Hope You Find Your Way”, recita il coro dell’omonima traccia finale).
Guidato dai consigli della madre e musa Bonita Smith, Tyler intraprende un percorso di autoconsapevolezza, giocando abilmente con produzioni e featuring. Non è forse il suo lavoro migliore (quello, semmai, è Igor), ma Chromakopia resta un’opera a tutto tondo che conferma Tyler come pilastro dell’hip hop, secondo a nessuno, forse “solo a kenny”.
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