Recensioni
Torso Virile Colossale
Torso Virile Colossale - Vol 1 (Che gli dei ti proteggano)
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Fabrizio Zampighi
- 9 Gennaio 2018

Armatevi di sandali, indossate la tunica d’ordinanza e gonfiate i muscoli (se li avete), perché qui si parla di peplum, ovvero di quel genere cinematografico ispirato alla mitologia classica sviluppatosi tra la fine degli anni cinquanta e la prima metà dei Sessanta anche in Italia, grazie a registi come Pietro Francisi, Vittorio Cottafavi, Mario Bava e persino Sergio Leone. Se ne parla soprattutto per quanto riguarda la parte musicale, anche se in realtà, quella che sembra una sbandata retromaniaca estrema, un po’ folle e da nostalgico doc del cantautore Alessandro Grazian e di una cricca di suoi collaboratori (tra cui Antonio Cupertino, il Sycamore Age Francesco Chimenti e il Bologna Violenta Nicola Manzan, ma sono della partita anche Mario Arcari, Olga Mazzia, Raffaele Kohler, Luciano Macchia e Alessandro Perissinotto), si rivela una sorta di rivisitazione in chiave moderna – e soprattutto elettrica – dell’immaginario sonoro che accompagnava quelle pellicole affascinanti e surreali al tempo stesso. Un passatismo solo sulla carta, insomma, visto che nella pratica, se da un lato il suono assume i toni epici di quell’immaginario da scontro tra titani, con tanto di fascinazioni orientaleggianti (La Galea) e certe tipicità timbriche (in un fervore di percussioni e timpani che quasi intimorisce), dall’altro sconfina in un terreno non troppo dissimile da quello in cui hanno seminato negli anni certe formazioni hard-epic-ambient. Un po’ come se i Sunn O))) fossero stati chiamati a musicare Le fatiche di Ercole con l’aiuto di compositori come Riz Ortolani o Angelo Francesco Lavagnino, per capirci.
Questo Vol. 1 del progetto Torso Virile Colossale – sottotitolo: Che gli dei ti proteggano – ha il pregio di suonare fresco, energico e credibile (ascoltatevi i toni marziali di un brano come La lotta o le aspirazioni orchestrali di Fedeli alla Flaminia o Ciclopico) senza tuttavia eccedere in una teatralità gratuita o in un mimetismo ricalcato pedissequamente su quelle musiche. Mostrando anzi idee originali, come dimostrano l’esplosione di chitarre elettriche, synth, clarinetto, oboe, archi, arpa, ottoni, filicorno e via dicendo alla base del materiale e una notevole complessità arrangiativa che non dimentica mai di “raccontare” (ad esempio, in tracce affascinanti e strutturate come Le calde notti della regina di Lidia). Infine, non bisogna dimenticare l’ironia (serissima) che emerge da un’operazione che è chiaramente una deviazione concettuale dal progetto cantautorale di Grazian, sottolineata da grafiche a tema realizzate dallo stesso musicista e dall’input che ha fatto partire l’intero progetto: alcune fotografie ritrovate quasi per caso che ritraevano il padre di Grazian – a quanto pare, appassionato di peplum e di cultura fisica – in pose plastiche da culturista.
I dischi più riusciti a volte nascono dalle intuizioni meno razionali e più inaspettate, e anche da una certa dose di casualità, seguendo poi percorsi tutti loro. Torso Virile Colossale rientra a pieno titolo in questa categoria, e si meriterebbe ben più di un ascolto distratto.
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