Recensioni

5.5

Viene il sospetto che, avendo poco da dire, si sia deciso per un’operazione a basso rischio, scavando nei successi del passato per trovare qualcosa da piazzare sul mercato. Una soluzione win win, almeno a primo acchito, con la quale strizzare l’occhio ai fan e contemporaneamente celebrare i 20 anni e passa di carriera. Due piccioni con una fava, verrebbe da dire. Non proprio.

Se c’è una critica che, nel tempo, è stata mossa ai Thievery Corporation, è che non abbiano mai creato niente di davvero innovativo e che si siano limitati a rimescolare generi diversi con risultati non sempre soddisfacenti. Forse non sarà così, ma l’ultimo disco, Symphonik, sembra supportare le tesi dei detrattori della coppia Garza-Hilton. Il progetto prende le mosse dal concerto che il duo tenne, tre anni fa ormai, al John F. Kennedy Center for the Performing Arts di Washington. Per l’occasione, la band collaborò con giovani musicisti e compositori di musica classica, portando davanti al pubblico 22 tracce arrangiate con archi e fiati. I fan furono entusiasti e per la band fu un momento da incorniciare. Da qui, l’idea di avvalersi della capacità della rinomata Orchestra Filarmonica di Praga per cercare di dare nuova linfa a undici delle più famose canzoni della band.

Il risultato, almeno a livello tecnico, c’è: i tappeti sonori fatti di archi e fiati si legano bene alle atmosfere rilassate e lounge tipiche della musica dei Thiervery Corporation (Until Morning, Sweet Tides, Depth of My Soul), così come nelle digressioni orientaleggianti (Lebanese Blonde, The Forgotten People), dove, anzi, sitar ed echi indiani vengono potenziati e sorretti dalle arie della Filarmonica. Interessante l’esperimento di “hip hop sinfonico” di Ghetto Matrix.

Nonostante la qualità tecnica del lavoro, l’undicesimo lavoro dei Thievery Corporation lascia però un po’ perplessi: se da una parte ha il pregio di farci riflettere sull’enorme produzione della band e sulla sua longevità, dall’altra stimola a interrogarsi sul futuro del duo e sulla sua spinta creativa. Niente di nuovo sotto il sole, quindi: Symphonik è un album da ascoltare con piacere, ma molto di mestiere e buono per rilassarsi, se non addirittura annoiarsi. Alla fine è un disco di cui non si sentiva la necessità e che sa un po’ troppo di autocelebrazione.

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