Recensioni

6.4

The Darker the Shadow the Brighter the Light, il sesto album di The Streets, arriva dopo il ritorno sulle scene segnato dal mixtape None Of Us Are Getting Out Of This Life Alive (2020) e dall’EP Brexit at Tiffany (2022). In pratica dovrebbe essere il successore di Computer And Blues e, in comune con quello, ci sarebbero atmosfere (noir), (retro) futurismi e attitudine dura e pura. Non solo, il disco sembrerebbe fungere da colonna sonora di un omonimo film scritto, diretto e interpretato dallo stesso artista. Usiamo il condizionale perché di fatto del “misterioso omicidio avvenuto all’interno di un club londinese” poco si parla lungo le 15 tracce del disco che, anzi, sembra aver ben più in comune con il debut Original Pirate Material che con le musiche di una soundtrack tradizionalmente intesa.

Se il piglio, giocoforza più disilluso e malinconico, fa i conti con l’età che avanza, i confronti con quel formidabile disco che raccontava in modo personale la vita monotona della Birmingham di inizio millennio sono inevitabili, così come in generale quelli con il trittico iniziale firmato The Streets, A Grand Don’t Come For Free e The Hardest Way to Make an Easy Living (una “rap opera” con buona dose di fiction, e un semi autobiografico disco post fama che faceva i conti con eccessi, successo e celebrità).

Si fanno strada fin dall’inaugurale Too much YaYo, colata di synth e testo da post ubriacatura compresi. E il resto non è da meno, ripercorre quel misto di garage, wonky, grime e dialoghi tra parlato-rappato e ritornello soul, già ben bazzicati, seppur con qualche variante. Ad esempio, c’è un’house amniotica-cinematica che affoga in un wooble bass in Someone Else’s Tune, elementi che trovano in Not a Good Idea uno slancio più diretto e pungente.

La sensazione diffusa è che ciò che Skinner dice (e come lo dice) non arrivi con l’impertinente fascino e inventiva di un tempo. Che pezzi in levare come Something To Hide – che rimandano a memoria un classico come Lets Push Things Forward – non siano in grado di affondare il colpo come dovrebbero.

Non tutto è da buttare: Money Isn’t Everything, con feat. di Teef, è bipartita, oltre che nelle barre, anche nelle basi tra boombastica trap e stacchetti house. L’ntrospettiva Troubled Waters – che riporta al raccoglimento di Blinded by the lights – prende il volo su un’efficace base d’n’b e così Bright Sunny Day che propone una impostazione soul più classica.

Parlare di un brutto disco sarebbe ingeneroso, ma tutto ciò è stato detto – e meglio – nel passato e si somma ad un inevitabile senso di autoreferenzialità, fattore sempre incluso nella formula The Streets ma fino a questo “revival” del “brand” sempre intelligentemente scansato.

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