Recensioni

La rinascita degli Orb accanto a Michael Rendall (già collaboratore dei Killing Joke) trova un nuovo acme in Buddhist Hipsters, diciottesimo album in studio di Alex Paterson e compagni. L’album segna, più dei precedenti, un ritorno ai fasti di U.F. Orb, sia per l’arco sonico pensato con apertura, sviluppo tra variazioni di energia e intensità fino alla pacificazione finale, sia per il cast di collaboratori.
Una “holiday-for-the-head”, necessario stacco da un mondo che va in rotoli. Paterson lo racconta attraverso l’immagine di un ascensore che scende dalle nuvole, con “Buddhisti e hipster” a bordo, immagine che fa da ironica cornice a un disco che, come di consueto, è una festa vera assieme a nuovi e vecchi amici Roger Eno, Youth, Paul Ferguson, Andy Falconer, Rrome Alone, Violeta Vicci, Andy Cain e Trevor Walters.
Spontaneously Combust apre la tracklist con un tappeto ambient alla Blue Room e Assassin, chitarra di Steve Hillage in convergenza parallela con Robert Fripp, carillon africaneggiante di idiofoni e voci pinkfloydiane: quel modo felino e giocoso che da sempre caratterizza l’estetica orbiana. P-1 è pura contorsione IDM, battute spezzate in piroetta D&B e synth stiracchiati, con riferimenti a letteratura speculativa. Baraka è pura energia mistica, l’odissea di un rinoceronte cieco che attraversa i decenni: sample orchestrali ad anello, una voce soul acusmatica, arpeggiatori celestiali in balistica Kraftwerk e un vecchio synth settantiano ad aprire lo scrigno della library music.
Il pezzo in levare si chiama A Sacred Choice ed è pura gioia reggae dub con Eric Von Skywalker al canto. It’s Coming Soon proietta gli Orb in un futuro soul-tech à la Thom Yorke e Mark Pritchard, con voce di Andy Cain e testi che nascondono riferimenti personali (zia Rose e June). The Oort Cloud (Too Night) sfrutta la voce R&B di Trevor Walters, remixando e isolando il vocal originale tramite Logic e ricollocandolo idealmente nella scena deep newyorkese degli anni ’90. Arabebonics introduce influenze Moroccan Chaabi, sfruttando accordi di oud, lo stesso strumento utilizzato dai Chemical Brothers in Galvanize, con archi e coristi di Violeta Vicci e le barre di Rrome Alone. Under The Bed è un’aurora boreale dalle tonalità verdastre e tocchi gilmouriani, l’anticamera di Khàron (il “pianeta sorella di Plutone”) che chiude in bellezza con piano rarefatto affidato a Roger Eno.
Buddhist Hipsters conferma una formazione che non deve dimostrare nulla: la grammatica e l’immaginario degli Orb si muovono ancora divinamente, lungo una storia che si estende per quattro decenni.
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