Recensioni

Per Alex Paterson e il vecchio amico e compagno di viaggi Martin ‘Youth’ Glover è tempo di ritornare a suonare assieme. Ed era ora diciamo noi, visto
che il nuovo album a firma Orb è tra i migliori sentiti sotto questa
firma in dieci anni di attività più o meno scostante, con doppi CD
squallidi e pallosamente vicini al chill preconfezionato per teste da
Buddha e cose che non riuscivi a sopportare nemmeno in zone di
decompressione alcoliche.
Dopo quindici anni di silenzio, i due riprendono le macchine, stringono di nuovo le mani al mitico Hillage (che avrà 90 anni oramai…) e riportano le lancette indietro fino all’anno di grazia 1991 quando fu pubblicato Adventures Beyond the Ultraworld,
il doppio tomo con il quale debuttarono sul mercato e
istituzionalizzarono il sound del dopo-disco, auspicando un ritorno al
comunitarismo hippy via settarismo newage virato generation E,
introducendo la cultura goa con suoni campestri, pezzi pieni di
uccellini, di fruscii world music e di echi di mondi fatati e
lisergici.
The Dream, se non è un capolavoro, è proprio
questo, un convincente sguardo indietro a nuove possibili versioni di
quel suono hippy chill pinkfloydiano pieno di trovate space e
campionamenti da infanzia d’oro che fecero innamorare i clubbers,
riappacificandoli con Gilmour. Di più, dub come se piovesse, la lezione
del sound system estesa pure al dance hall e un paio di tracce che
tentano la carta dell’hook soul su proverbiale base breakbeat. Su
quest’ultime ok, non ci credono manco più loro: Dirty Disco Dub parte da dio ma si prende un po’ troppo in giro nel ritornello (Go Go Let’s Go Let’s Go To The Disco!) eppure parliamo di un disco ambient, non tanto in pantaloni baggy house (dunque senza casse in quattro alla U.F.Orb) quanto tinto di Mother Nature e The Forest of Lyonesse, sound che è già nei titoli e di una prima parte che introduce una spinta ragga-dub mai calcata con così tanto ardore.
Dopo
gli scivoloni del post-Orblivion, il nuovo sforzo di oltre un’ora,
frutto della ritrovata amicizia artistica è una delle cose migliori dei
vecchi Orb Novanta. E se manca il momento per esaltarsi (manca cioè
quel contorno che fece di Adventures un mito), troviamo in primis un
sound ottimamente rifinito (il nuovo studio di Glover è veramente
potente), sia un ritrovato entusiasmo dei due per quelle sonorità che
tolte da newageismi, e da quei momenti un po’ banalotti, fanno sognare
per davvero. E rivai con le voci prese dalla TV e dalla Radio, quel
synth angelico e quella chitarra psych. Paterson, siamo di nuovo con te.
Amazon
