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“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. La frase più celebre tratta da Il Gattopardo è forse il modo più azzeccato per descrivere il nuovo disco degli Orb, Abolition of the Royal Familia, negli intenti un concept album sul crollo dell’imperialismo britannico in seguito alle guerre dell’oppio tra Ottocento e Novecento. Non solo la formazione è cambiata (fattosi da parte Thomas Fehlman, Alex Paterson è ora accompagnato dal giovane e fidato Micheal Rendall), ma il disco si avvale anche di una pletora di navigate collaborazioni e amicizie di lungo corso come quelle con Youth e Roger Eno, Nick Burton a David Harrow. Nella sostanza, però, nulla è cambiato davvero.
Abolition of the Royal Familia suona infatti come il più classico disco degli Orb, tirato a lucido e rinfrescato sotto diversi aspetti. In pura tradizione orbiana l’album può considerarsi diviso in due parti: la prima permeata da deep, house e pop (le frizzantissime Daze e House of Narcotics hanno come vocalist l’Andy Caine delle celeberrime Round One e Round Two); la seconda più verso sonorità tra dub e ambient distese e rilassate, tanto nella durata che nello sviluppo (Say Cheese, Ital Orb). È Shape Shifters (In Two Parts) a fare da spartiacque, presentando due distinti movimenti nei suoi quasi undici minuti di durata, ognuno riconducibile a una delle due anime del disco.
Degne di nota sono anche le varie influenze delle tracce che compongono questo Abolition of the Royal Familia: non solo imperialismo britannico, ma anche droghe sintetiche naziste (Pervitin), l’amore di Stephen Hawkings per la band (Hawk Kings, che presenta anche campioni della voce robotica usata dal fisico), uccellini e pianoforti ereditati dalla collaborazione con Roger Eno (The Weekend It Rained Forever) e sirene della polizia che chiudono l’album dopo un inquietante comunicato d’emergenza che annuncia la legge marziale (Slave Till U Die No Matter What U Buy).
Insomma, gli Orb compongono un disco ricco, che spazia generi, argomenti e contaminazioni, riuscendo al tempo stesso a restare fedeli alla loro natura, forse addirittura un po’ troppo. Un tuffo piacevole in un mare di nozioni elettroniche.
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