Recensioni

6.5

Fosse uscito dopo Open Your Heart, New York City dei The Men non avrebbe fatto sorgere troppi dubbi. Un disco di buon rock and roll che, senza eguagliare la bellezza di capitoli come il sopracitato terzo album o del frastuono di Leave Home, sposta la visuale su un suono pur revivalistico ma potente e ben fatto.

Il punto tuttavia è che dopo tanti cambi di direzione, dal punk rock al noise punk, dall’americana e fino alle sperimentazioni pur interessanti ma dal sapore occasionale – questo lavoro ne è la conferma – di Mercy, si pone un problema di credibilità, tanto che viene da domandarsi se il rock and roll per il frontman Nick Chiericozzi abbia un vero significato o se sia solamente uno dei tanti generi in cui sa destreggiarsi con l’abilità di un buon autore di canzoni.

Revivalismo dicevamo, essi, perché è impossibile non pensare ai New York Dolls quando si ascolta l’apripista Hard Livin’, ai Dead Boys quando parte la successiva Peace Of Mind, ai Dictators per quanto riguarda Through the Night o agli MC5 per God Bless the USA. Ci sono anche i The Men che fanno loro stessi e con ottimi risultati nei martellamenti di Echo e l’americana rude e scaciata Anyway I find you è riconoscibile farina del loro sacco. Non mancano rallentamenti pestoni (Round The Corner e Eye) che per quanto azzeccati risultano nondimeno funzionali a un’omologia ben rifinita dal riferimento – strategico? – ai ruggenti anni ’70 della Grande mela.

In definitiva, si tratta di un disco solido che però sembra pensato per recuperare consenso tra quanti hanno storto il naso al cospetto del mare magnum delle varie prove di trasmissione dei newyorchesi. Il giudizio finale non può prescinderne, incoraggiando inoltre a etichettare l’album con la classica dicitura “di passaggio”. Perché si vuole toccare con mano la bontà della prossima prova per credere: quando si grida troppo spesso “al lupo al lupo”, il rischio è che qualcuno poi non ti prenda più sul serio.

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