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Is there more to us? Cosa c’è oltre noi, come razza umana? Siamo solo “macchine di carne”, destinate ad essere dominate, sovrastate e infine annientate dalla tecnologia? Dove è andata a finire l’empatia? Davvero non c’è più nessuna speranza? Al terzo capitolo della loro ormai decennale avventura in tandem, la questione si fa decisamente filosofica per la strana coppia Sean Ono Lennon  e Les Claypool, alle prese con la loro opera ad oggi più ambiziosa.

Corredato da un fumetto di 24 pagine disegnato dal collaboratore storico Rich Ragsdale e realizzato nell’arco di circa tre anni (l’album più laborioso a cui, per sua stessa ammissione, il leader dei Primus ha mai partecipato, con entrambi i musicisti ad alternarsi a tutti gli strumenti, batteria compresa), The Great Parrot-Ox And The Golden Egg Of Empathy è, sin dal titolo, un concept album buffo e assurdo il cui plot principale è, più o meno, questo: un’intelligenza artificiale produce una quantità di graffette – sì, graffette… – tale da distruggere la Terra.

Si tratta in realtà della trasfigurazione in forma di rock opera di un celebre paradosso ideato nel 2003 dal filosofo danese Nick Bostrom, il massimizzatore di graffette (paperclip maximizer), esperimento mentale in cui si immagina una IA talmente avanzata da sopraffare l’umanità e distruggere il mondo pur di portare a termine il compito che le è stato assegnato, ovvero produrre il maggior numero di graffette possibile.

Pur senza perdere di vista ogni possibile implicazione di tipo etico ed esistenziale, il tutto viene trattato in modo coloratissimo, comico e decisamente poco serioso, secondo la natura giocosa, cartoonesca e volutamente wacky di un progetto che già nella ragione sociale – e nel curriculum/ DNA dei protagonisti – rivela i suoi ingredienti base (prog, psichedelia e pop), nonché la propria essenza di divertissement di lusso, da prendere alternando le giuste dosi di serietà e compiacimento.

Una narrazione sci-fi dai toni ora solenni ora farseschi, ora malinconici ora scanzonati, che si snoda attraverso quattordici tracce che vedono anzitutto spiccare le tre scelte come singoli: WAP (What A Predicament), pop song psichedelica il giusto tra Donovan, T Rex e un certo gruppo del Nord-Ovest dell’Inghilterra; The Golden Egg of Empathy, classico prog-funk 70s in quota Claypool con tanto di talk box, con l’ospite WILLOW a ricoprire un ruolo simile a quello che fu di Tina Turner in Tommy; Meat Machines, un reggae in minore tra synth vintage e le consuete malinconie Elliott Smith tanto care a Lennon figlio.

Sul medesimo versante lennoniano (aggettivo giocoforza dal significato qui duplice), gli episodi migliori come l’esistenziale Heart Of Chrome, l’altrettanto spacey Melody of Entropy e le sezioni cantate della conclusiva It’s A Wrap (divertitevi pure a trovare affinità coi vari Flaming Lips, Tame Impala e Radiohead); mentre dal lato claypooliano – il cui basso imperversa ovunque, ora a dettare le ritmiche, ora a punteggiare melodie e buffe cacofonie – non possono che arrivare i momenti più volutamente freak (su tutti, le dissonanze hard-psych di Troll Bait, tra Sabbath e Zappa), in un equilibrio tra bizzarria e accessibilità che alla fine regge miracolosamente, più che nelle prove passate.

Tra parodia, tributo e pastiche, un ottovolante spericolato e volutamente delirante che ancora una volta farà felici fan e nerd di tutte le latitudini e parrocchie, rigorosamente da non prendere troppo sul serio. Occhio alle graffette, però.

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