Recensioni

6.8

Le regolari ma non troppo frequenti uscite di Joe McBride non fanno che confermare la teoria su chi, tra lui e Liam Blackburn, tiri le fila del sentimento nel progetto Akkord. Se l’altra metà, Indigo, è certamente più consona a sporcarsi le mani negli abissi più reconditi di techno e dub, con tutto un portato cadaverico e malvagio al seguito, McBride/Synkro da sempre si concentra sulle scale cromatiche, il mood e lo spazio.

Al riguardo, non fanno eccezione la valida raccolta Memories (2008-2011) pubblicata a inizio anno (per fanatici della UK Garage e dei breakbeat, ok, ma comunque nella sua vena notturna, cinematica e melanconica), e quest’ultimo EP, che non aggiungerà niente di nuovo su ciò che già conosciamo del producer mancuniano eppure ne conferma lo stile e la classe. Come i suoi predecessori (vedi anche il debut lungo Changes), Hand In Hand, che prende spunto da ricerche nel campo della library music britannica degli anni ’80, non fa null’altro che riagganciarsi ad un discorso nostalgico riletto attraverso la tradizione underground elettronica UK con una attrezzatura – è lui stesso a dichiararlo – costituita da Juno -6, SH101, JX8P e campionamenti rubati a un vecchio akai S2800.

In tracklist troviamo pertanto drum’n’bass (McBride ha di recente messo a disposizione un’interessante kit di sample), umbratilità intinte nel Valium (Vanishing Point), battute lente e spugnose dalle parti di Andy Stott (la title track, Red Sky), voci fantasmatiche e gotiche perse nella nebbia (Automatic Response), il tutto a formare una soundtrack dai toni ambient presa in prestito da Gerald Simpson ma orientata stavolta su chissà qualche sperduto villaggio delle Ande, e non nei boroughs più desolati d’Oltremanica. Chapeau.

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