Recensioni

Abbiamo dovuto aspettare due anni per il ritorno degli Akkord, che nel 10″ Obelisk (2015) si erano dati agli studi di ritmi e frequenze sospesi nello spazio, e la solita esplorazione di oscure atmosfere, sincopate, spettrali e dal mordente industrial. Con questo nuovo EP, ovvero RCVR / XMTR, il duo mancuniano non fa altro che confermare quanto di buono (anzi ottimo) abbiamo ascoltato in catalogo, sciorinando nelle due inedite tracce tutto il savoir-faire a cui ci ha abituati da tempo, e rimescolando per l’ennesima volta i colori della sua teoria sonora, che sa tanto di futuro lontanissimo quanto di morte. Nessuna sorpresa, quindi, semplicemente un altro capitolo che arricchisce il concept di questo affascinante side-project, un nome che è praticamente una certezza per la nicchia intelligent a cui si rivolge, sempre protetto dalle ali di Houndstooth.
Una nuova discesa negli inferi, una danza sadica e malata sul cadavere in decomposizione di ciò che fu l’epopea rave, riletta al solito attraverso quel devastante connubio di jungle sanguinante, dub intinta nella techno in zona Basic Channel, frammenti 2-step, breakbeat lancinanti, soundsystem targato Bristol, sensazioni post-apocalittiche degli ultimi Demdike Stare, la magia dei ritmi ancestrali (al riguardo andate a curiosare sulle ottime prove di Liam Blackburn a nome Ancestral Voices) uniti a incastri IDM, fantasmi del grime più impenetrabile e tutte quelle prerogative atmosferiche (qui invece tocca applaudire Joe McBride) che hanno fatto di Indigo e Synkro il fenomeno di cui ormai pensiamo di conoscere tutto, rischiando di commettere un grande errore. Un’evoluzione lenta e inesorabile che poggia sempre sulle astrazioni di deconstructed club music, con la linfa vitale presa in prestito dai suoi aspetti più allucinati e drogati. Ascolto imprescindibile per gli amanti del lato oscuro dell’elettronica made in UK.
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