Recensioni

C’è ancora magia nella musica degli Akkord, anche dopo la prova di un album, che per i meno capaci può diventare pietra tombale di un’idea, saturazione senza possibilità di ritorno per stilemi altrimenti futuribili. Invece, Indigo e Synkro – che da Manchester uniscono braccia e cervelli per la causa elettronica britannica – esplorano senza incertezze l’universo darkside-dub già introdotto lo scorso anno con l’omonimo numero sulla lunga distanza (Akkord, Houndstooth, 2013).
Continuum, come la seconda traccia di HTH020, cioè la jungle che ritorna alla sua dimensione originaria di austero dub esotico, declinato techno tra i fumi della metropoli occidentale. Punti di contatto con una storia di rave e ambienti che non può essere dimenticata, e infatti viene riscritta con campionamenti, frammenti audio riciclati, prendendo in prestito fotografie del passato e proiettandole verso nuova vita futura. Quattro istantanee, con apertura e chiusura a fissare l’immagine del set, costruzioni di tensione horror a bassa battuta, sporcate con voci e rumori da un’altra dimensione (Gravure, Greyscale). Non casualmente, quindi, abbiamo tracciato simmetrie con Logos, Pinch e la sua Keysound, i minimalismi berlinesi di scuola Basic Channel e le più fredde ripercussioni Warp.
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