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Il nuovo album del producer americano di base tra Los Angeles e Chicago arriva in contemporanea al decimo compleanno di BL_K Noise, la label fondata dallo stesso Surachai e che ovviamente è dietro anche a Come, Deathless: se per celebrare degnamente l’importante anniversario l’etichetta ha organizzato una serata-evento proprio a Los Angeles (dove si alterneranno sul palco gli artisti del catalogo e amici quali Ital Tek, Richard Devine e Peder Mannerfelt), questa ennesima prova del fondatore e sperimentatore Surachai testimonia una centralità nelle attuali traiettorie elettroniche precedentemente inedita. Non che i lavori passati fossero da scartare, ma si muovevano sempre in territori liminali, con le varie influenze (industrial-techno, dark-ambient, persino metal) che prendevano di volta in volta il sopravvento: invece Come, Deathless riesce nella non facile impresa di amalgamare le differenti anime del progetto, valorizzando ognuna di esse, dalle pregiate tessiture elettroniche agli inserti ritmici più aggressivi ed estremi, dai field-recordings (raccolti in diverse parti del globo, come la giungla thailandese e le spiagge della California) alla sperimentazione noise più esasperata.
Le dodici tracce compongono un’oscura colonna sonora per periodi travagliati e difficili, come quelli vissuti dal producer durante la realizzazione dell’opera: due anni in cui Surachai ha perso il padre e il lavoro, ed ha affrontato un trasferimento di migliaia di chilometri. Eventi che lo hanno segnato e che emergono durante l’ascolto, che si rivela più avvincente e meno difficile di quanto riferimenti e coordinate soniche suggeriscano. Come, Deathless si apre infatti con The Shedding of Useful Skin, quattro minuti di complesse architetture sintetiche che rimandano velatamente agli Autechre più freddi e alieni, ma per esempio sia Leaning Into Pain sia soprattutto la successiva e disturbatissima Casts of Broken Timelines non avrebbero sfigurato tra i Sonic Instruments of War di Samuel Kerridge. Altrove si lavora di attento cesello modulare sui timbri (Splinters and Thvrst), si perfeziona quella apocalittica e visionaria fusione tra elettronica e drumming metal già tentata in passato da DJ Spooky e Dave Lombardo degli Slayer (An Unfamiliar Reflection Activates A Gate con Aaron Harris degli Isis dietro la batteria), si alternano spirali techno-rave (Empress of the Starved Lung) e siderali sincopi drum’n’bass (Articulation of a Dead Tongue) a validi esperimenti di drone-music (il rincorrersi minaccioso e cupo di Deciphering Whispers From Wind e le atmosfere più eteree di An Abandoned Throne In The Hall of Extinction).
Sono sessantuno minuti incredibilmente catartici, quelli contenuti in Come, Deathless: un album che merita di essere fruito nella sua interezza per apprezzare appieno il coeso buco nero sonico creato da Surachai.
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