Recensioni

7.5

L’arte delle cover è disciplina da non sottovalutare. Dalla scelta dei brani alla scelta di come impossessarsene. Pur essendosi imposta innanzitutto per i suoi personali meriti compositivi e stilistici, tra darkwave, neoclassica e sperimentazione ambient-industrial, dal 2009 del cupo esordio Lovetune For Vacuum al 2018 del più radioso From Gas To Solid / you are my friend, Soap&Skin – pseudonimo di Anja Plaschg – ne è una maestra assoluta di nuova generazione. «È bello fuggire da me stessa». Proprio nel suo più recente album di studio trovava posto la pacificante What A Wonderful World di Louis Armstrong, ma il vizietto risale addirittura all’EP Untitled del 2008, dove aleggiava Janitor Of Lunacy dello spirito-guida Nico – senza contare, nel corso degli anni, imprevedibili numeri di prestigio come Me And The Devil di Robert Johnson, con in mente la versione di Gil Scott-Heron, oppure Mawal Jamar di Omar Souleyman.

Dopo la stratosferica prova da attrice protagonista nel notevole film Des Teufels Bad dei registi Veronika Franz e Severin Fiala, per il quale sempre in questo 2024 ha scritto l’altrettanto conturbante e convincente colonna sonora, Plaschg si è tolta dunque lo sfizio di un’intera raccolta di canzoni altrui – una prova coraggiosa in realtà perché nel fare questo o ne esci miserabilmente ridimensionato o ne esci da grande, come lei – e ha diretto anche l’ensemble che l’accompagna per l’occasione. «È come lasciare andare un segreto». Ideato grazie all’invito da parte del Donau-Festival, nel 2022, all’esecuzione delle riletture collezionate nel tempo e registrato a Vienna, TORSO è il corpo dal quale si estendono le ispirazioni alla testa e l’azione del suonare agli arti in azione, orientandosi in prevalenza tra minimalismo pianoforte-voce e ballate maggiormente sostenute dall’elettronica.

C’è la delicatezza di Miystery Of Love di Sufjan Stevens, riarrangiata con corno francese e trombone, e di Maybe Not di Cat Power, un’altra esperta di cover e spesso di cover stravolte per quanto votate all’essenzialità. Ci sono l’intensità canora di Born To Lose di Shirley Bassey, il blues jazzy e stralunato di Johnsburg, Illinois di Tom Waits, l’estesa e crepitante Pale Blue Eyes targata The Velvet Underground. Ci sono un paio di recuperi, cioè Voyaje Voyage della popstar francese Desireless, inclusa nell’intimista Narrow del 2012 ma a ben sentire qui ripresa in una inedita “lifetime version”, e la riuscita What’s Up? delle 4 Non Blondes di Linda Perry, realizzata in origine nel 2020 pandemico.

A valere il prezzo del biglietto, in particolare, a questo giro è il pathos magnetico di Girl Loves Me, interpretata per la prima volta durante un tributo dal vivo a Blackstar, l’album di David Bowie preferito da Plaschg, e adesso accompagnata da un videoclip tra esoterismo folk horror e azione post-apocalittica in linea Mad Max, diretto dalla stessa musicista austriaca con Ioan Gavriel. Alla quale aggiungiamo gli impegnativi otto e passa minuti della The End dei Doors, recuperati dalla memoria da vera fuoriclasse del melodramma, a ricordarci peraltro spiritate performance d’antan in cui Plaschg sembrava l’alter ego al femminile di Jim Morrison. Alla quale aggiungiamo una superlativa Gods & Monsters di Lana Del Rey, rallentata in misterioso mantra avant-pop e riadattata persino nelle parole («fame and liquor?», «that is nothing holy»), già proposta in tour e purtroppo disponibile soltanto come bonus track digitale. Classici di ogni epoca, in attesa di altri classici autografi.

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