Recensioni

7.3

Nel panorama post-rave contemporaneo, le vie non saranno infinite, ma sembrano tutte condurre verso un comune orizzonte distopico. La dark side ha vinto: paranoia, tensione e senso di oppressione dominano immaginari sonori raccontati con taglio documentaristico e cinematografico, sfruttando ogni possibilità offerta dal sound design di ultima generazione e un immaginario che deve moltissimo alla distopia Skynet. In questo contesto si inserisce Attrition, debutto su lunga distanza del producer keniano Slikback, primo LP per Planet Mu dopo una serie di EP fulminanti pubblicati via Nyege Nyege Tapes e Hakuna Kulala.

Il disco è un magma sonoro in continua mutazione: gqom, trap, techno, ballroom, gabber, EDM, neurofunk, riddim, dancehall, hardstyle, IDM – tutto viene assorbito, distorto e restituito secondo una logica post-genere che ricorda da vicino il rigore teorico e lo sguardo analitico della scena Different Circles, ma applicato a una materia viva, pulsante, urticante. Se l’approccio al suono richiama il Kevin Martin più tellurico ed esaltante, non manca un certo distacco cerebrale, una lucidità chirurgica che potrebbe far pensare ai lavori di Mumdance & Logos nel periodo Proto.

Rispetto alle uscite precedenti, Attrition segna un rallentamento nei bpm e una messa a fuoco più nitida, riflesso del contesto in cui è nato: un periodo di sospensione forzata dovuto al trasferimento in Polonia e al blocco dei visti. In quella pausa obbligata, lontano da club e palchi, Slikback ha trovato lo spazio per affinare il proprio gesto, costruendo un album che, nel suo turbinio caotico e motorio, non perde mai l’equilibrio.

Ogni traccia si configura come un cubo di Rubik sonoro: groove acidi e spigolosi, riff oscuri, field recording mefitici che evocano paesaggi urbani in decomposizione, come certi sample di zombie plasmati da Pinch. Eppure, sorprendentemente, molte di queste sono dei micidiali pezzi da underground club: qui non siamo in una galleria d’arte, e la testa non sta ferma un attimo. Il tutto si apre con Snow, un breve omaggio – qualcuno dice sarcastico – agli antesignani dell’IDM – AFX, Autechre – e al loro amore per strutture percussive alienanti, quasi da gamelan elettronico.

Attrition spicca per la sua chiarezza visionaria e abita un territorio sonoro instabile, pericoloso, iperreale dove realtà e videogame collidono. È un lavoro che, come Demilitarize di Nazar, trasforma un tempo sospeso e una condizione di vulnerabilità in una forma sonora intensa e profondamente personale. Se nel disco del producer angolano la frattura autobiografica si riverberava in scenari urbani ovattati, pieni di sogno e reminiscenza, in Slikback prende la forma di una distopia esistenziale e mentale, dove ogni traccia diventa un frammento di realtà aumentata.

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