Recensioni

Arthropods è il secondo album di 33EMYBW, una delle producer protagoniste della scena dance sperimentale di Shanghai che nel giro di due anni ha attivato una proficua rete di contatti e collaborazioni che vanno dall’etichetta glocal SVBKVLT (per la quale è uscito pure Mun Sing dei Giant Swan) a producer britannici come Ikonika e Endgame, Don Zilla e il keniota Slikbak del giro Hakuna Kulala e l’uruguaiano Lechugo Zafiro. Seguito di Golem (2018), la prova ne rappresenta la versione aliena, o meglio, si prefigura di rappresentare in questo senso mitologiche forme di Golem descritte ai tempi dell’esordio come «creature umanoidi fatte d’argilla che assumono spesso le forme di artropodi». «Penso che la musica che faccio si comporti in modo molto simile ai movimenti degli artropodi – afferma lei a Vice China – così ho iniziato a descriverla come limb dance [la danza degli arti]. Ho anche iniziato a sperimentare con i visual e la grafica con il mio telefono per ricreare qualcosa di simile. Gli artropodi sono il phylum più grande del regno animale. Gamberi e granchi sono artropodi e sono bellissimi».
Il risultato è paragonabile per estro a Ziúr e al giro Bala Club, e per rigore a una Gazelle Twin. Arthropods assomiglia a un intricato dedalo di musiche rituali cinesi stravolte da massicce dosi di ansia e distopia, in cui il ritmo, spesso incalzato da spugnosi bassi ed affilati effetti, domina la scena e in cui la pressione oscilla in una zona particolare, prima che le lancette raggiungano la zona rossa. Le tracce dell’album scorrono senza pause, i virtuosismi sono calcolati così come pure i loop. Brillanti percussioni scintillano nel buio di bass sound assieme a schegge di (compressissimi) Hi Hat, agili zone di decompressione si piazzano strategiche per accogliere l’incalzante contrappunto successivo. È un attacco sonico che – come da tradizione HD – trova completamento negli elementi grafici che compongono la copertina e popolano i clip della producer, intrisi di una web art tutta poligoni e cromatismi. Così da una Shanghai già con un piede nel futuro il compasso sonico gira veloce su savane africane (Seeds Of The Future) e spiagge caraibiche affatto soleggiate (l’industrial reaggeton di Adam Bank).
Se questa – con le sue pressioni simil gabber (vedi anche Zaliva-D e Gabber Modus Operandi) e tentacolari cambi di tempo e scenario – è deconstructed club music, non lo è affatto nel senso fumosamente concettuale e politico che diamo alle produzioni di NON Worldwide, Janus Berlin e Halcyon Veil. Il concept qui è funzionale all’immaginazione, a una forma molto libera e radicale di musica da ballo. 33EMYBW sogna mondi sovrappopolati da una moltitudine di futuristiche creature dai “piedi articolati”. Le osserva nei loro movimenti rituali, nei gesti coordinati e, in generale, in questa danza per la sopravvivenza, in un articolato e convincente climax di grande concitazione.
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