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Stando alle premesse, questo Hexadic dovrebbe essere il disco definitivo di Ben Chasny aka Six Organs Of Admittance. Elaborato partendo dal principio di aleatorietà, secondo un meccanismo (non propriamente nuovo, in realtà) pensato da Chasny stesso e denominato appunto “The Hexadic System” che permetterebbe alla composizione musicale di liberarsi dal giogo razionale e modellarsi sull’indeterminatezza attraverso caso e combinazioni, Hexadic racchiude infatti la doppia anima, l’identità bipolare del chitarrista americano. Da un lato il suo ben noto percorso in solo di chitarra, memore di psych-folkerie varie e di sentiti omaggi al chitarrismo faheyano; dall’altro le devastanti aperture “corali” memori delle svisate targate Comets On Fire di cui, vale la pena ricordarlo, il progetto Six Organs non è mai stato completamente immune (vedi alla voce Ascent).
In questo Hexadic l’aleatorietà ricombinatoria del citato “sistema” fa sì che queste due anime convivano alternandosi nel corso dei 38 minuti di durata. Accompagnato da collaboratori di vecchia data come Noel Von Harmonson dei Comets On Fire alla batteria e Rob Fisk, sodale nei Badgerlore, al basso, Chasny va di pesantezze sabbathiane (l’opener The Ram, in realtà sorta di avant-doom lisergico e desertico; la densa Hollow River), devastazioni in pieno stile guitar-noise (l’accoppiata Maximum Hexadic – Sphere Path Code C che fa tanto parossismo nippo) e occasionali esercizi avant-free-noise-blues (Wax Canche) sempre sul punto di rottura. Dall’altro lato, ad emergere sono momenti più riflessivi e interiori come la faheyiana in sedicesimo Future Verbs, la nebulosa ambientale di Vestige e una cullante Hesitant Grand Light.
Nonostante l’apparato teorico dietro la costruzione di questo disco, incentrato sulla fascinazione per il caso, il gioco, le combinazioni, le carte (Le Jeu de Marseille dei surrealisti, Ramon Llull, Heinrich Cornelius Agrippa e Gaston Bachelard, saggi su “combination, chance, language and music”), piuttosto intrigante da decodificare grazie all’apparato messo a disposizione da Chasny (mazzo di carte compreso), è la musica ciò che si chiede a un disco. E se da un lato Chasny stesso rivendica la complessità dell’album (“Hexadic is not new, but neither is playing the guitar and putting out records”), dall’altra ci avverte che tutto ciò che voleva fare era “a rock record”. E “so there we have it”.
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