Recensioni
Širom
In the Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper
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Stefano Pifferi
- 3 Ottobre 2025

Al solito munito di un armamentario strumentale più che ampio tra violini, viole, percussioni, harmonium, strumenti etnici (balafon, gembri, morin khuur, ecc.) e autoassemblati, il ritorno del trio avant-folk sloveno formato da Ana Kravanja, Iztok Koren e Samo Kutin è l’ennesima dimostrazione di una musica di mezzo. Di mezzo tra presente e passato, atemporale e arcaico, tra Occidente e alterità – il fatto di provenire dalle propaggini settentrionali dei Balcani, terre di transiti e commistioni, di scontri come di incontri, avvalora questa suggestione –, tra composizione e improvvisazione (il canovaccio è sempre lo stesso: partire da idee sviluppate e poi lasciarsi andare al flusso in modalità presa diretta), tra generi codificati e impulsi all’infrazione del canone (c’è il jazz, c’è il prog, c’è la psichedelia più free & freak, ma sempre come idea lontana, quasi da fondamenta murarie su cui erigere la propria, monumentale musica).
La capacità innata dei Širom, la loro più fascinosa attrattiva, risiede proprio nel posizionarsi in quella terra (apparentemente) di nessuno (ma in realtà di chiunque abbia un certo tipo di sensibilità) che i tre maneggiano con leggiadria e leggerezza (à la Calvino, ovviamente), quasi che queste musiche, al contempo molto avant e molto folk, fluissero in maniera naturale dagli strumenti: voci ataviche e liriche, bordoni che sono dilatazione e visione, contrappunti di corde che scivolano gli uni sugli altri in maniera naturale, atmosfere umbratili, folklore alieno, trance indotta dalla ossessiva reiterazione strumentale ed estatica compartecipazione sono le varie forme e suggestioni entro cui si manifesta una musica che è una musica-mondo, sorta di versione su pentagramma delle “opere-mondo” di Moretti (Franco, non Nanni).
Titoli fluviali e lirici (No One’s Footsteps Deep in the Beat of a Butterfly’s Wings o For You, This Eve, the Wolves Will Be Enchantingly Forsaken, per fare un paio di esempi se non bastasse il titolo dell’album) per durate altrettanto fluviali (siamo oltre l’ora per le 7 tracce dell’album) a dimostrazione di una musica che è dilatazione, che abbisogna di tempi direi quasi non-umani per portare il proprio messaggio, per avere la possibilità di srotolarsi nel suo più pieno e finito senso, per stratificare i numerosi cambi di atmosfera e ambientazione anche all’interno dello stesso pezzo.
Una musica che nel suo lirismo fuori dal tempo, nella sua insistenza nel far convivere ambiti e suggestioni diverse, nel suo essere di mezzo, come si diceva sopra, non può che risultare “politica” (nel senso etimologico e originario del termine) nella misura in cui lo è quella del gruppo che considero l’equivalente “massimalista” dei Širom, ovvero i Godspeed You! Black Emperor. Al momento attuale, nel panorama musicale diciamo “underground”, non credo esista nulla di paragonabile alla forza, alla magia, alle suggestioni che questi tre musicisti sloveni mettono nelle proprie composizioni.
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