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Arrivato alla sua undicesima edizione, il festival torinese Seeyousound continua a portare avanti il suo compito di divulgazione musicale attraverso la lente immaginifica del cinema: un obiettivo chiaro e preciso che, nel corso degli anni, ha promosso la visione di documentari e film monotematici, oltre a offrire sonorizzazioni dal vivo e spettacoli con artisti del calibro di Jeff Mills, Max Cooper, Lorem, Cristina Donà, ed Enrico Gabrielli (giusto per citarne alcuni). Sulla scia di questo entusiasmo condiviso, gli organizzatori della rassegna – Carlo Griseri e Alessandro Battaglini – hanno deciso per la prima volta di espandere i propri orizzonti avviando una coproduzione con l’organizzazione locale ALMARE che per l’occasione ha portato in città un altro importante nome del panorama musicale contemporaneo: Kode9.
Esibitosi presso il Cinema Massimo di Torino la sera del 25 febbraio, dopo alcuni imprevisti tecnici tempestivamente risolti, il producer e accademico britannico ha dato vita a un sorprendente live audio-video supportato tanto da visual di forte impatto quanto da un sound capace di scuotere nel profondo. Ma andiamo in ordine.

Intitolato “Escapology” – come l’omonimo disco del 2022 – lo spettacolo A/V fa parte del più ampio progetto Astro-Darien, una sonic fiction in cui storia e fantascienza speculativa si intrecciano fino a descrivere un’ipotetica frantumazione del Regno Unito. Prendendo spunto dallo Schema di Darien (fallimentare spedizione coloniale scozzese del XVII secolo nella regione panamense di Darien), “Astro-Darien” sfrutta l’espediente narrativo di un videogioco fittizio in cui la simulazione raggiunge il culmine con la fuga dal Regno Unito ormai al collasso verso l’habitat orbitale Astro-Darien.
Il risultato finale, presentato nel contesto di Seeyousound, è un esercizio di escapologia e di esodo, in cui una visione prettamente antropocentrica sublima il concetto di nazionalismo spingendolo fino ai confini dello spazio.
La forte estetica videoludica che caratterizza l’intera opera – realizzata con i contributi visivi dello stesso Kode9, Lawrence Lek, Bianca Hic, Mark Garlick e altri – si è imposta sin dall’inizio dello show, mostrando i loghi di Kode9 e di un’immaginaria casa di videogiochi dalle fattezze simili a PlayStation e Rockstar Games. Dopo un’introduzione densa di riferimenti, il pubblico si è immerso in un viaggio fatto di riprese reali ed elementi grafici che evocavano un certo immaginario anni ‘90, un sapore accentuato dalle sonorità jungle e drum’n’bass che hanno dominato gran parte del live set.
Fra schermate di gioco in prima persona, animazioni e frammenti generati tramite intelligenze artificiali, il pubblico si è ritrovato in un’ipnotica avventura grafica – a metà strada tra videoclip e video essay – che attinge molto anche dall’arte contemporanea. Un esempio su tutti: Serious Game I-IV, la serie di video prodotti dall’artista e regista tedesco Harun Farocki tra il 2009 e il 2010. A tessere le fila sonore di questa narrazione fantapolitica sono stati i bassi potenti che, con indubbia maestria, Kode9 ha propagato per un’ora spaccata.

Alternando dubstep, tappeti dark ambient e ritmi sincopati alla Aphex Twin, il clima si è rapidamente surriscaldato, rendendo difficile restare immobili sui seggiolini. Il pubblico, colto da un’irrefrenabile voglia di alzarsi e ballare, ha dovuto trattenersi. Tuttavia, proprio sul più bello, un episodio ha rischiato di spezzare il climax travolgente dello show.
A pochi minuti dalla fine, approfittando di applausi impazienti e di una momentanea pausa musicale (ma non visiva), le luci del cinema sono state improvvisamente accese e poi subito spente. Un gesto brusco, che ha interrotto quel fondamentale momento di sedimentazione delle sensazioni e dei pensieri, necessario per metabolizzare appieno un’esperienza immersiva di tale portata. Nulla che infici la qualità complessiva dello spettacolo, che ha comunque rappresentato un’ottima opportunità per vivere dal vivo un’esperienza totalizzante, capace di esaltare la lungimiranza creativa di un artista prolifico, simbolo di un nuovo modo di concepire la musica.
Tutte le foto a cura di Elisabetta Ghiagnone
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