Recensioni

6.8

È chiaro che il titolo del nuovo lavoro degli olandesi Rats on Rafts contenga già tutti gli intenti snocciolati bene. Uno scavare nel profondo, come solo la dark wave di derivazione 80s sa fare. Con Deep Below, il quinto album in uscita il 7 febbraio 2025 via Fire, il quartetto —composto da David Fagan, Arnoud Verheul, Natasha van Waardenburg e Mathijs Burgler— sembra voler espandere il proprio linguaggio musicale, evitando di rimanere ancorata ai canoni gotici del post-punk inglese. Se quindi l’influenza di Cure ed Echo & the Bunnymen è ancora evidente (e pure un po’ invadente), il nuovo lavoro si nutre anche di proto-shoegaze e di atmosfere oscure che rimandano ai Cocteau Twins e agli Slowdive.

D’altronde, non deve meravigliare questo rinato amore per certi suoni e certe atmosfere. Solo al 2023 risalgono alcuni album revival come Bound By Naked Skies dei Lathe of Heaven, Strange Disciple dei Nation of Language e (perché no?)  unum delle ĠENN. Nuovi pilastri della dark wave che, anche se non fa lo stesso rumore mediatico del post-punk, è comunque un fil rouge da tenere sotto stretta osservazione. Insomma, l’humus c’è, nonostante i Rats on Rafts, rispetto alle band qui citate, possano contare già su un ventennio d’attività.

Rispetto al passato, però, Deep Below si addentra in una landa sonora più lenta, abrasiva e minacciosa. Le chitarre riverberate e i synth malinconici creano paesaggi rarefatti, mentre le percussioni dal forte impatto e la voce avvolta nel delay lo allineano a prospettive psych-rock. Brani come Afterworld e Japanese Medicine (entrambi scelti come singoli) fondono le strutture ipnotiche del krautrock con la tensione emotiva della new wave, mentre Hibernation (altro singolo) e Voiceprint evocano l’elettronica glaciale di John Foxx e il minimalismo ossessivo dei Neu!.

Fedeli al loro approccio analogico, i Rats on Rafts utilizzano strumenti iconici degli anni ’80 come il mixer Soundcraft 1, reso celebre dal dub sperimentale di Lee Perry, e il synth Eminent String Ensemble, pilastro di molte produzioni dark dell’epoca. Le premesse ci indicano che Deep Below ha le carte in regola per essere il loro album più coeso e immersivo, un’esperienza di esplorazione dell’oscurità, dove passato e futuro collidono in una nebbia sonora evocativa e senza tempo.

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