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7.8

Nelle pagine finali dell’imprescindibile The Art of Darkness – The History of Goth, John Robb dice che i capi d’abbigliamento neri sono rimasti nient’altro che un’altra opzione di outfit per il venerdì sera, che i teschi terrificanti dei goth ormai si trovano sugli zaini di scuola o sui pacchi di cereali… “Il lato oscuro è diventato un divertimento da cartone animato, piuttosto che un distintivo dell’underground”. Per fortuna, però, l’underground non è del tutto estinto e, soprattutto, l’oscurità ha e avrà sempre bisogno di una colonna sonora adeguata, soprattutto quando va ad affrontare l’era distopica nella quale viviamo.

Il nome di questa band viene dall’omonimo romanzo fantascientifico di Ursula Le Guin. I testi si rifanno alla narrativa di genere di Arthur C. Clarke, Octavia Butler e Ken Liu. Ma nel sound dei Lathe of Heaven, da Brooklyn, New York, non c’è solo science fiction. Il loro album d’esordio, Bound By Naked Skies è un manuale di come si può (si deve?) andare oltre il revivalismo post-punk. È una formula trasversale che in uno stile (anche visivo) tutto goth incorpora elementi new wave, new romantic e, appunto, post punk. Singolare che questa operazione avvenga nel sound di quattro ragazzi americani e non fra le fumose vie di Leeds o Manchester, ma già esperienze recenti (come quella dei Nation of Language, per esempio) ci avevano fatto capire che gli approcci a stelle e strisce al revival 80s spesso sono quelli più interessanti.

A sentirli, come abbiamo fatto nella nostra intervista, i Lathe of Heaven non sembrano volersi definire come una band goth punk. E forse hanno ragione, anche se è difficile non rintracciare nei loro suoni (e nei loro outfit) quel materiale oscuro che li avvicina a mostri del genere come Christian DeathBauhaus o Corpus Delicti.

In Bound By Naked Skies troviamo tanto i riff melodici di chitarre, quanto i ritmi sagaci e sostenuti delle percussioni, i riverberi dei Sisters of Mercy, l’ansia esistenziale dei Killing Joke, i giri di basso di Simon Gallup. Loro dicono di rifarsi ai finlandesi Musta Paraati o ai danesi ADS, a pionieri del post punk come A Flock of Seagulls e agli spagnoli Parálisis Permanente o, infine, al punk primordiale inglese come ZoundsBlood and Roses e Rubella Ballet. E c’è da credergli, perché il lavoro di ricerca sui suoni tipici della new wave, del synth pop e dell’industrial anni Ottanta è veramente certosino e raffinato.

I limiti del post punk e della new wave vengono spostati verso prospettive soniche che li avvicinano all’astrazione, così come testimonia un opener di tutto rispetto come At Moment’s Edge, nel quale è impossibile non notare un armonioso equilibrio fra il dream pop di Cocteau Twins e i bassi gutturali di Andrew Eldritch. Ma, siccome il disco si muove sempre fra melodia e dissonanza, bellezza e orrore, la successiva Ekpyrosis è una fucilata hardcore dedicata alla teoria che descrive la genesi e il destino dello spazio e del tempo, in associazione a un modello ciclico che prevede la creazione, la distruzione e la ricreazione dell’universo in loop. In quanto a energia distruttiva, non sono da meno le successive GenomeIlusion de Luces (con il duetto macabro e affascinante di Analia Chavez dei Ces Cadaveres, che fa subito Siouxsie & The Banshees) e Inertia (ispirata al romanzo Solaris di Stanislaw Lem), tre brani fondati pressoché sulla stessa progressione di accordi, a testimonianza di come Bound By Naked Skies sia un album fluido e concepito per essere assimilato tutto d’un colpo, tutto in faccia.

L’altro lato della medaglia, è il sound dreamy e atmosferico di Moon-Driven Sea o Heralds of The Circuit-Born, a metà fra le melodie di Echo & The Bunnymen, i riverberi chitarristici di Robert Smith e l’attitudine forse un po’ sottovalutata dei Chameleons. Da segnalare è certamente l’uso di elementi sintetici di batteria e il registro vocale capace di spaziare con facilità fra growling baritonale e frequenze medie. Degna di nota è anche la capacità singolare della band di mettere in relazione la rabbia esistenziale alle tematiche di un disco tutto centrato tanto sui romanzi di fantascienza e sul loro modo di raccontare le società contemporanee quanto sulla giustapposizione di immagini misteriose e surreali, fra Man Ray (alla base dell’ispirazione di At Moment’s Edge) e le avanguardie russe, Arancia meccanica e 2001: Odissea nello spazio.

Con tutto il suo bagaglio di retro nostalgia anni Ottanta e di ricerca ossessiva di un sound che suoni il più possibile vicino al loro genere di riferimento, Bound By Naked Skies è riuscito nell’impresa di interiorizzare, ingerire e processare in maniera personale gli elementi in gioco. Con questa formula, i Lathe of Heaven non solo rilanciano il goth (-punk, -hardcore, -pop,…) come strada da poter praticare anche in aree post punk, ma hanno dato vita a uno dei più interessanti debutti dell’anno.

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