Recensioni

TOP
7.5

Provate a immaginare uno degli act blues-core più viscerali di sempre e uno dei maestri dell’improvvisazione free assieme in un album: qualcosa che al solo pensiero sembra un regalo di Natale, e una volta materializzatosi in carne ed ossa supera anche le più rosee aspettative. Un’opera di pregio di cui ci omaggia la benemerita Trost Records, che con An Eternal Reminder of Not Today / Live at Moers ci fa rivivere l’esibizione del 20 maggio 2018 in cui la storica band blues-core OXBOW e la leggenda dell’avant jazz europeo Peter Brötzmann hanno condiviso il palco del Moers Fest.

Anche se di concerto si tratta, e per di più con una scaletta composta di pezzi editi in carriera dalla band noise americana arricchiti dall’apporto del sax del jazzista tedesco, sarebbe fuorviante trattarlo come un vero e proprio album, ma ugualmente assurdo catalogarlo come un semplice live. Perché la somma delle parti va molto oltre le singole componenti, facendo rivivere brani già consunti di esistenza con una visceralità ancora più profonda e sferzante nel nome del blues.

Angel, dall’album King Of The Jews del 1991 di Eugene S. Robinson e soci, acquista un’intensità quasi insostenibile; Skin (da An Evil Heat, 2015) attacca con il tiro deciso di un tempo, ma i cavi che friggono, le corde grattate senza pietà e il sax feroce ad aggredire lo spazio con la meticolosità di un serial killer fanno ora esplodere la voce del frontman come solo un patto col demonio stipulato in un polveroso incrocio del Mississippi permetterebbe. Cat And Mouse (da Thin Black Dude del 2017), sofferta e melanconica, sembra posseduta dallo spirito di un James Brown del male. Il suono poi cavalca sfasature blues noise in A Gentleman’s Gentleman, con Brotzmann a impiastricciare lo scenario di free come solo lui sa fare, mentre Host si apre in insperate melodie di fango e brina cupa e The Finished Line è tesa come un groviglio di nervi, a intonare melodie per sopportare il dolore. La lunare Over (Serenade in Red, 1996) parte furtiva, il passo incerto, per progredire in un mix di slide distorte e tagli noir da brivido: sussurrata con sofferenza, urlata con disperazione, spazzolata con noncuranza, sgualcita e sporca come la vita. The Valley dallo storico esordio degli Oxbow, Fuck Fest del 1989, sale lentamente come la mareggiata a mezza sera, i suoni si guardano da lontano, ognuno solo con se stesso, la voce strascicata e ferita mentre rincorre luci troppo lontane per salvarti, poi urla alla luna in un deflagrante duello con i fiati. Un crogiolo di ritmi zoppicanti che si intrecciano disperatamente provando ad aggrapparsi alle armonie come a una scialuppa di salvataggio nella burrasca. Implode per poi disperdersi, il freddo della notte si alza, esplode in blues rock arcigno e sghembo, scompare con il ritirarsi della marea.

Quest’ultima è l’esempio perfetto di come An Eternal Reminder of Not Today utilizzi il blues come materia prima che parla prima di tutto di vita, un eterno canovaccio per dare voce a passioni, desideri e allo strazio per un’esistenza dura e bieca. Un disco che vive oltre lo scorrere del tempo infischiandosene del futuro; vive al di là di tutto e con un titolo perfetto.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette