Recensioni

Un super gruppo particolarissimo in cerca di una deliziosamente impossibile quadratura impro, quello che prende vita in Hairy Bones, un’ora abbondante incisa in quel di Amsterdam nel settembre 2008, rigorosamente live. I quattro in questione sono il vecchio guerriero del sax Peter Brötzmann (di cui possiamo ammirare anche l’ottimo artwork), il di poco più giovane (è un clase ’48) Toshinori Kondo con la sua tromba elettrificata, e una base ritmica ben più giovane costituita dal talentuoso drummer norvegese Paal Nilssen-Love e dal "nostro" Massimo Pupillo, già bassista degli Zu.
Lo schema prevede obblighi e libertà: ci si avventa sull’osso scozzando frenesia e lirismo, strattonando battute e tensione con le vibrazioni truci e ossessive del basso, spigolando sincopi febbrili di batteria, un ordito ispido e teso su cui i due veterani imperversano tramando assalti febbrili, l’un contro l’altro e l’uno con l’altro, dialoghi e contrappunti scontrosi e sconnessi, a tratti formidabilmente lirici. Alle impellenze ayleriane del sassofonista tedesco, il trombettista giapponese risponde spremendo succhi davisiani mercuriali, ma le due tracce concedono tempi e spazi per calcare territori più meditabondi dove anche Pupillo e Nilssen-Love dicono la loro.
Disco che scuote come era lecito attendersi, eppure in qualche modo prevedibile, prigioniero delle proprie premesse. Un problema comune a molto impro, ahinoi.
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