Recensioni

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La Atavistic è etichetta attenta a certe cose, specie nelle Unheard Series. Nel bel mezzo della sua etica e politica editoriale, recupera con questa uscita un classico del free jazz europeo, ma va a pescare anche nel senso comune, perché sotto il nome di Peter Brötzmann quel senso comune raccoglie la gran parte dei discorsi sulla variante europea della New Thing.
Non solo. Se Brötzmann è il free jazz europeo, allora la cosa che sancisce questo legame di sangue e sassofono è proprio Machine Gun, cioè la pseudo-composizione liberissima ed esplosiva contenuta in questa riedizione. In effetti le mitragliate che in quel 1968 (maggio, fra l’altro) divennero il manifesto del free qui da noi ben rappresentano un ambiente di protesta, e, lasciatemelo dire per l’ennesima volta, di liberazione, sfogo intelligente.

The Complete Machine Gun Sessions è però un’opera collettiva, così come la title track attribuita al solo Peter, il quale alla fine è un musicista-ombrello di una scena, forse. Ecco che Reponsible è  composizione di Van Hove “for Jan Van Der Ven”, e che la traccia successiva è Music For Han Bennink, firmata da Willem Breuker; ma ci sarebbero anche da citare l’inglese Evan Parker e Peter Kowald, compare di Brötzmann.
La Atavistic, se vogliamo, va un po’ oltre, ma per una strada diversa; cerca cioè di recuperare l’aura dell’uscita Bro (limitatissima) di quarant’anni fa, mimandone la confezione (seppur Deluxe, oggi), e soprattutto riproducendo la pacifica sparatoria nerissima e ancestrale di Machine Gun in una take in più e specialmente nella versione live, prima rimasta impubblicata. Come a dire prolunghiamone il concetto e il furore, che quarant’anni non ne limitano l’impatto, e la quantità, in questo caso, è qualità che non si esaurisce.

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