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E allora, onoriamolo questo Vile. Dopo aver parlato con Cristiano Godano e Riccardo Tesio alla vigilia del tour “Marlene suona il Vile” non potevamo mancare all’appuntamento con il concerto. Fa un po’ strano che tra tutte le date della tournée – che infatti continuerà, come il gruppo avrà modo di confermare – quella di Milano fosse una delle poche a non essere già sold-out alla vigilia. La grande città è un po’ assuefatta e non più così ricettiva? La Milano un po’ viziata?

Entrare al locale e vedere il palco laterale e non in fondo mi ha sorpreso – e direi anche un bel po’. Non eravamo molti di più per Catartica? Parlo ovviamente del concerto del 2024 qui che era stato magnifico. Il pubblico sembra ridotto ma è compatto e appassionato. Tutti sanno a memoria ogni singola canzone, segno di un legame fortissimo che negli anni si è solo cementato diventando ancora più indistruttibile. E il pubblico sarà il co-trascinatore di tutta la serata insieme alla band.

Stasera il quartetto sembra carico eppure meno straripante di altre volte. Il Vile è suonato per intero in ordine di scaletta e qualcosa all’inizio non funziona come avremmo voluto. Il suono va un po’ registrato, la voce si sente chiara e forte ma gli strumenti un po’ fiacchi. È una sensazione che dura qualche pezzo, Retrattile o Overflash sono sempre state delle bombe e qui sento che hanno il freno tirato. Ape regina è sempre lei, marziale e magnifica, peccato che attacchi quasi ex abrupto con quei suoi rintocchi violenti – mentre amavo tantissimo l’intro di noise sospeso che stasera è ridotta al minimo. Mie solipsistiche fissazioni. Il Vile suonato per intero anzi no… manca solo E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare, il pezzo che fece discutere il gruppo con il produttore Marco Leonardo Lega – che addirittura si dissociò dalla decisione di inserirlo in scaletta e lasciò i crediti per la produzione ai ragazzi. La title-track però è suonata con tutta la grinta necessaria e le chitarre si infrangono come vetro e schioccano come fruste e rombano come motori (nel frattempo si è tutto assestato meglio, audio compreso).

Bello, ma il più bello viene addirittura dopo, quando i quattro attaccano Sonica e subito dopo fanno il bis con Nuotando nell’aria. Tutto molto catartico ovviamente anche se il momento preferito è quando, come dice Godano, i Marlene di oggi – Godano, Tesio, Luca “Lagash” Saporiti e Sergio Carnevale – escono dalla comfort zone anni ’90 per avventurarsi… nel 2000 (sic!) Da Che cosa vedi scelgono La mia promessa, con il suo languore romantico, e la potenza nervosa e devastante di Cara è la fine, l’inizio hard boiled che è anche vertice di quel disco (anche se molti lo ricordano più per La canzone che scrivo per te, a posteriori il primo presagio della successiva deriva cantautorale di album come Bianco sporco e soprattutto Uno).

Festa mesta impazza da par suo ed è un grandissimo finale di set. Solo due pezzi di bis, uno è un’elegante Infinità, l’altro un’epica Lieve. Un concerto in assoluto crescendo dove le piccole incertezze iniziali (forse è solo un po’ di pignoleria di chi scrive) passano tranquillamente in secondo piano rispetto a ciò che viene dopo.

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