Recensioni
Nine Inch Nails
Tron: Ares (Original Motion Picture Soundtrack)
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Elena Raugei
- 21 Settembre 2025

Presentato come nuovo album dei Nine Inch Nails, anziché siglato Trent Reznor & Atticus Ross come i precedenti lavori per il cinema, TRON: Ares (Original Motion Picture Soundtrack) è in ogni caso a tutti gli effetti una colonna sonora. Lo è perché la composizione è stata guidata dal film, dalla sua storia focalizzata sulle intelligenze artificiali, su un programma di computer che vorrebbe prendere vita e correlati quesiti esistenziali-emotivi. OK che le atmosfere futuristiche di TRON: Ares – il terzo lungometraggio della serie sci-fi, diretto da Joachim Rønning, con Jared Leto protagonista, in un cast che annovera, tra gli altri, Gillian Anderson e l’immancabile Jeff Bridges – ben si prestano a rispolverare la leggendaria ragione sociale e relativo armamentario digitale: tormento interiore, da sempre, e paranoie distopiche, da With Teeth, che celebra il ventennale, non sono mai mancate al ricettario dark della casa. D’altronde, per le OST degli antecedenti capitoli si sono succeduti nomi “avanti” di prestigio come Wendy Carlos, nel 1982 (Tron, con la London Philharmonic Orchestra), e i Daft Punk, nel 2010 (TRON: Legacy), che con quei dischi contribuirono all’immaginario delle rispettive epoche, anche perché la missione era relativamente più fattibile, in rapporto sia al calendario sia agli specifici iter artistici.
Non accadeva dai tempi di Quake, risalente al 1996, per l’omonimo videogioco, che la band guidata da Reznor siglasse una colonna sonora, campo all’interno del quale si è mosso con somma autorevolezza e numerosi riconoscimenti lo stesso Reznor affiancato appunto da Ross, gli unici membri fissi della formazione statunitense, per cui in sostanza poco cambia. La richiesta è arrivata direttamente dal boss di Disney, con la quale i due avevano collaborato in passato per le partiture jazzy del fortunato Soul. In scaletta ci sono ventiquattro brani, venti dei quali strumentali e quattro cantati, considerabili volendo inediti ascrivibili al gruppo, per oltre un’ora di durata complessiva, con il contribuito in fase di produzione di nomi come Hudson Mohawke e BJ Burton.
Gli strumentali offrono una vasta prospettiva sulle skills e i superpowers degli attuali NIN in alta definizione, più orientata al divertimento, parrebbe, che a quella sperimentazione che ha apportato già tante rivoluzioni. Dunque, elettronica tra ambient con pianoforte (Echoes, Still Remains, No Going Back), industrial ed EBM sulla scia di quanto ascoltato per Watchmen (This Changes Everything, il buon Infiltrator, Target Identified), cyberpunk e synthwave (A Question Of Trust teletrasporta i Depeche Mode verso i Boy Harsher), aperture epiche (In The Image Of) – pur senza fare mai ricorso, rispetto ai summenzionati predecessori, a soluzioni orchestrali – o ibridi John Carpenter–Howard Shore (100% Expendable, Building Better Worlds, Daemonize). Carpenter e Shore che peraltro saranno tra i protagonisti di Future Ruins, il meraviglioso festival indetto da Reznor e Ross che si terrà sabato 8 novembre 2025 al Los Angeles Equestrian Center, dove alcuni fra i migliori autori di musica per grande e piccolo schermo saliranno sul palco.
Dicevamo che ci sono poi quattro vere e proprie canzoni. As Alive As You Need Me To Be è stata realizzata con Boys Noize, coinvolto nelle aperture dell’ultimo “Peel It Back Tour”, e se ne va via con ritmi spinti, giochi con il vocoder – che rendono il pre-ritornello quasi un ammiccamento volutamente artefatto ai medesimi Daft Punk – e il tipico malessere reznoriano («Give me something to believe in»). Trucchetto, quello dello spiazzante vocoder robotico, che si ripete nella conclusiva e più ballabile Shadow Over Me. I Know You Can Feel It rallenta il passo, quasi massiveattackiano. In aggancio ai Queen, Who Wants To Live Forever? è un duetto pop con la singer-songwriter spagnola Judeline, che più soavemente possibile intona versi come «All of us are here to die», innescando così un piccolo cortocircuito percettivo. Ricordandoci quanto dietro alla macchina NIN brilli soprattutto la sagacia dell’uomo Reznor.
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