Recensioni
Monde UFO
Vandalized Statue To Be Replaced With Shrine
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Stefano Pifferi
- 26 Luglio 2023

Le cose più interessanti arrivano spesso dalle nicchie, dal coraggio delle etichette gestite da appassionati e da musicisti che perseguono un obbiettivo fregandosene di mode e declinazioni dell’attualità varie. Succede con questi Monde UFO e con la piccola etichetta fiorentina Quindi che già ci aveva regalato l’ottimo esordio lungo dei Bondo di cui questo Vandalized Statue To Be Replaced With Shrine è una sorta di filiazione, essendo il polistrumentista Ray Monde il titolare della sigla e anche membro dei suddetti: ad accompagnarlo mentre si occupa di sax, chitarre, tastiere, basso e voci, prevalentemente Kris Chau alla voce e qualche altro collega ad alternarsi alla batteria.
Fornite le coordinate di base per collocare la band forniamone alcune per comprendere cosa ci sia dentro questo album: e qui vengono i problemi, perché dovremmo tirare in ballo una serie di etichette e generi oppure fornire una di quelle descrizioni comparative che piacciono tanto a chi scrive di musica, quindi scegliamo la seconda e diciamo che i Monde UFO fanno una specie di slow-bossanova o weird indie-exotica (vedi alla voce The Woods Behind St. Marthas) che prende e mischia rimasugli e suggestioni, frammenti direi, che rimandano al tropicalismo come alla fattanza indie-dub, alle giocose minuterie made in tropicalia di Caetano Veloso e alla scostante ricercatezza di Arto Lindsay, ovviamente tutto virato verso un pop umbratile e mai scontato con un procedimento che può ricordare quello di formazioni anche piuttosto distanti come Stereolab o Vanishing Twin. Ci siamo come coordinate? Beh, le cose sono più complesse ancora, perché le atmosfere tendono a una gelatinosa e onirica landa in cui tutto si stravolge e diviene visione, come accade in Visions Of Fatima o nella 60s dreamy pop Garden Of Agony spingendo quasi sul versante dell’estasi trance-induced tipica di altre lande sonore.
Il bello è proprio nel modo in cui il duo – ma trio nelle sortite on stage – tratta la materia di partenza sommariamente indicata sopra: con un atteggiamento molto post-moderno e aperto alla contaminazione verso gli ambiti tipici dello slow-core limitrofo a certo dub trafficati anche dalla band madre, con una nota di malinconia di fondo che si fa difficoltà a non notare e una capacità nel tratteggiare atmosfere sonore apparentemente distanti e in realtà figlie di uno stesso percorso. Pollice decisamente su per queste piccole perle che ci riappacificano con la musica.
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