Recensioni

7.3

Il classico, in vita, si esprime in cicli e ciascuno lo conduce per minime variazioni fondative. Così gli ultimi Cohen, Dylan, così da noi Paolo Conte e così per il Bardo di Bahia, che in Um Abraçaço mette il sigillo ad una trilogia elettrica iniziata con e continuata con lo splendido Zii e Zie.

Il tutto sarebbe sorprendente se non stessimo parlando di Caetano Veloso, ovvero una fetta abbondante di musica e cultura brasiliana del secondo Novecento. Un patrimonio da salvare ma in grado di salvarsi da solo visto che, disco più disco meno, siamo arrivati alla quarantanovesima uscita ancora freschi come una rosa. Qui, con Caetano, ci sono ancora i giovani della Banda Cê (Pedro Sà alla chitarra, Ricardo Dias Gomes al basso e Marcelo Calado alla batteria), il figlio Moreno e lo stesso Sà alle manopole, per una manciata di canzoni che ribadiscono la nuova vita del suono bahiano nella feconda contaminazione transamba-transrock.

L’inizio è programmatico: A bossa nova è foda, ovvero a quel paese la bossa nova e viva un suono meticcio e vitalistico, gustosamente cubista e nervoso, che si abbevera al foreign sound (rock, art-rock, funk) e alla tradizione, congiungendoli in una scrittura sempre all’altezza e anzi di più. La title-track è un esercizio pop che rimane attaccato addosso, Estou triste arriva sottopelle livida e pacificata risvegliando le coscienze con una stilettata elettrica in chiusura. Um comunista, otto minuti e trentasei dedicati al guerrigliero rivoluzionario Carlos Marighella, riporta quella leggerezza intellettuale carica di etica che è tipica del nostro, mentre quasi in fondo Parabéns si concede una sgambettata funk-tribalista che sarà occasione dinamica nei prossimi live in arrivo. Intanto rimaniamo in attesa di sapere cosa si inventerà ora l’uomo, classe 1946, in questa sua straordinaria Storia di vita, musica, coraggio e redenzione in terra.

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