Recensioni

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“Piccoli Slint crescono” potrebbe essere una ottima apertura per collocare l’esordio dei losangelini Bondo per la piccola ma agguerrita Quindi Records, label di casa nostra che si sta facendo apprezzare con poche ma mirate uscite (personalmente su tutti Ellis Swan e i prossimi Mondo UFO). In realtà saremmo troppo severi perché in Print Selections il range entro cui si muovono i quattro losangelini è sì, quello del sempre troppo ampio calderone post-rock, ma le atmosfere notturne, in bassa battuta, spesso claudicanti al limite dell’irrisolto spostano l’asse verso la dimensione più genericamente slow/sad-core.

Dilatazioni strumentali a go-go, quindi, ma sempre al limite del minimale, in cui tutto è un gioco di chiaroscuri e di sottrazioni; cantato (molto) parco e indolente, quasi che si debba proprio aggiungerlo in qualche canzone ma di cui si farebbe anche a meno; paesaggi sonori umbratili e spesso semplicemente accennati o tratteggiati, come una sorta di haiku o di acquerello in musica; tutti questi elementi fanno di Print Selections un gran bel lavoro, fuori tempo massimo ovviamente rispetto allo zenit creativo dell’ambito di cui sopra, ma privo di qualsiasi deferenza posticcia o omaggio “peloso”, a dimostrazione più probabilmente di una genuina infatuazione per quei suoni e, in particolare, per la dimensione più minimale e oscura, trattenuta e evocativa di quel calderone.

Se avete una vaga idea di come si possa suonare all’intersezione di band come Duster, Bark Psychosis, Codeine, i mai troppo apprezzati Bedhead, i padrini-di-tutto Low ma anche certi nervosi intarsi strumentali memori dei citati Slint o dei  Fugazi dell’ultimo periodo, senza necessariamente sembrare un clone di una o più di esse, beh, Print Selections è il disco che fa al caso vostro e che si adatta perfettamente a serate uggiose e malinconiche. Bel pollice su per i Bondo.

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