Recensioni

6.8

Dopo il grande successo di The Land Is Inhospitable and So Are We, settimo lavoro in odore di consacrazione (con il brano My Love Mine All Mine che è diventato un trend virale su TikTok, nonché inno transgenerazionale, arrivando a quasi due miliardi di ascolti solo su Spotify), la cantautrice nippo-statunitense, classe 1990, pubblica un nuovo disco che prosegue nel solco del suo predecessore: tessiture orchestrali e arrangiamenti d’ensemble ad avvolgere e dare respiro a una scrittura profondamente intimista, che non manca di attingere a certe suggestioni folk e blues (Rules, Charon’s Obol), capace di evocare la grande retroguardia cantautorale, da Joan Baez a Joni Mitchell, ma pronta a tradurla in una sensibilità pienamente contemporanea e pop (Where’s My Phone, If I Leave).

In Nothing’s About to Happen to Me potrebbe rintracciarsi il tentativo di una nuova declinazione dell’Americana, che non abbandona le consuete atmosfere emotive e liriche, ma le attraversa con un gusto (forse ancora troppo timido) per il paradosso e per venature talvolta gotiche.

L’attrazione per il teatro conduce Mitski  a eleggere la scena a vero territorio narrativo: una casa – insieme spazio fisico e dimensione psichica – si fa teatro di ricordi, visioni e incubi domestici, ma anche rifugio dal mondo esterno e celebrazione quasi gioiosa e rinvigorente della solitudine, da sempre nodo centrale della sua poetica.

Ne deriva una struttura stilistica che alterna il cabaret audace e pungente con il consueto songwriting evocativo e raccolto (Cats), che probabilmente rimane il territorio espressivo a lei più congeniale.

Nothing’s About to Happen to Me è un lavoro di grande mestiere e ambizione, che conferma il talento di Mitski, ma non convince del tutto quando prova ad andare oltre i confini già esplorati, risultando in definitiva più addomesticato che rivoluzionario, perché resta in larga misura ancorato a territori sicuri, senza mai osare davvero.

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