Recensioni

6.9

Parlare di situazioni personali non troppo positive utilizzando il filtro del synth-pop: potremmo sintetizzare così il primo disco a nome Michele Bitossi (dopo quelli pubblicati come Mezzala e con i Numero 6). In A noi due – un titolo che può essere inteso come una sfida, ma anche come una dedica – il musicista ci va giù pesante con l’introspezione, tra rapporti di coppia andati a rotoli e riflessioni personali, e tira fuori un lavoro che è capace di entrare di prepotenza in quel terreno minato che è l’attuale pop cantautorale tutto sintetizzatori e ritornelli.

Terreno minato, sì, ma Bitossi è uno bravo e con una lunga esperienza alle spalle, e anche quando gli sfugge di mano qualche eccesso di retorica (L’amore è un’altra cosa) o sceglie un vestito che forse non valorizza a dovere il materiale (la wave basale di Fino a domani), riesce comunque a portare a casa il risultato con un certo gusto. Soprattutto perché in scaletta spiccano poi brani riusciti che si trasformano pian piano in tormentoni (in questo caso, una cosa non esclude l’altra…) come A noi due, Un gusto strano o magari Un deserto, ideale cartina tornasole di una scrittura meno soul-rock rispetto al precedente Irrequieto ma ugualmente accessibile senza che venga sacrificata la profondità. Oltre che sintomatica di una dimensione autobiografica da rendere necessariamente pubblica alla ricerca di una condivisione che si trasformi in catarsi, e caratterizzata da quell’onestà intellettuale che un po’ manca a esperimenti giovanili sullo stesso tono che spesso ascoltiamo oggigiorno.

Sì, perché l’intenzione apparente del musicista è sempre stata quella di creare canzoni dirette e senza troppi voli pindarici da intellettuale, specchio di una personalità probabilmente sanguigna, a volte forse contraddittoria e combattuta, come lo è chi sa che la vita è una somma di momenti positivi e di delusioni che tocca comunque affrontare. A noi due rimane dunque un bel disco capace di rinnovare l’arte di Bitossi senza rivoluzionarla, con certi hook che pur non essendo figli di un linguaggio musicale scontato, non ti mollano neanche dopo vari ascolti. Un bel punto di (ri)partenza, in ogni senso.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette