Recensioni

7.2

“Irrequieto” lo è per davvero, Michele “Mezzala” Bitossi, una vita spesa tra Laghisecchi, Numero6 (in pausa a tempo indeterminato?) e una carriera solista arrivata al disco numero due con una certa agilità. Lo è soprattutto per una verve che a volte manca persino ai giovanissimi e che lui invece, anno dopo anno, continua a mettere alla prova grazie a un lavoro certosino su album che non passano mai inosservati. Si tratti o meno della sindrome di Peter Pan, poco importa: la sua musica, soprattutto in questa parentesi solista, sembra vivere una eterna giovinezza in bilico tra pop, rock e cantautorato, ambasciatrice di una leggerezza che non è mai banalità, semmai esperienza.

Prendete un brano come Capitoli Primi: a prima vista potrebbe sembrare un poppettino da nulla, e invece se lo si osserva con un paio di buone lenti si coglie un lavoro da artigiano sulla metrica dei versi (scritti da Matteo Bianchi) e l’armonia, ma anche una storia profonda da raccontare che è pure un ritornello irresistibile. Bitossi macina nei testi una quotidianità malinconica che a tratti ricorda Federico Fiumani (Ancora un po’ bene), ti fa sembrare tutto facile anche quando non lo è, mostra quell’inaffidabilità virtuosa capace di suonare imprevedibile ogni volta (scoprite dove va a parare la divertente La classifica). Insomma, partorisce un disco intelligente e senza doglie da presuntuoso, oltre che, nelle parole del suo autore, «alla vecchia», in cui l’apporto di Tristan Martinelli e Ivan Antonio Rossi in fase di arrangiamento e pre-produzione è tutt’altro che marginale.

Sonorità entusiaste, calde e avvolgenti, ma anche un’ottima squadra che in alcuni passaggi maneggia accenti soul (gli ottoni della bellissima Le tue paure e di Mi lascio trasportare, ad esempio), non rinnega nostalgie come i Beach Boys ipotizzati dalle armonizzazioni vocali di A chi vuol giocare, certifica un DNA british (gli inevitabili Kinks) nel ritornello di Se mi accontentassi e arriva persino agli ancheggiamenti caraibici della conclusiva Chissà. Il tutto con una ricchezza di colori che rapisce grazie a sax, trombone, viola, violino, violoncello, filicorno, percussioni e moltissimi altri strumenti.

Disco divertente come sa essere solo il rock di chi «dà spazio alle favole», il migliore partorito dal Bitossi solista.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette