Recensioni

6.7

È passata parecchia acqua sotto ai ponti (sia dal punto di vista umano che da quello artistico) da quando il nome di Melody Prochet veniva associato a quello di Kevin Parker e i suoi Melody’s Echo Chamber erano percepiti come una sorta di side project dei Tame Impala. Già da qualche tempo la ragazza raduna attorno a sé il meglio del pop psichedelico svedese, ovvero quello che sa coniugare sonorità retrospettive e uno sguardo alla contemporaneità. Stiamo parlando di amici e collaboratori come Fredrik Swahn degli Amazing e Reine Fiske dei Dungen (quella che, senza timore di smentita, possiamo considerare come la più sottovalutata psycho rock band scandinava). La loro presenza, nel 2018, aveva condotto ad un album (Bon Voyage) tanto denso e affascinante quanto barocco e dispersivo. Non è un caso che in sede di intervista la cantautrice parigina tenda a presentare il suo terzo lavoro, evidenziando la ricerca dell’essenzialità che ha guidato le ultime sessioni.

«Sono stata seduta in silenzio – afferma – senza suonare o ascoltare musica, per un paio di anni». Cosa che, peraltro, si è accompagnata alla sue recente gravidanza e che oggi frutta un album centrato sul tema della vita e della maternità. Un lavoro che, seppur faticosamente, mette ordine al florilegio di idee limitando le consuete stratificazioni sonore. A parte questo, l’ispirazione alla base di Emotional Eternal resta quella di sempre: una fantasia dreampop in cui le eteree melodie 60s mutuate per lo più dalla canzone francese sfumano nei gommosi groove 80s e nei bagliori sintetici di brani come Looking Backward.

Con il suo arsenale di aromi orientali, scale improvvise e dissertazioni oniriche, Reine Fiske aggiunge alla musica di Emotional Eternal un tocco di imprevedibilità progressive, concedendosi giustapposizioni curiose ma non stridenti. È il caso di Pyramids In The Clouds, le cui folate jazz folk si appoggiano su pattern motorik prima di sfociare in un psycho pop etnico, al tempo stesso raffinato e tribale. Il meglio arriva con sette minuti della conclusiva Alma_The Voyage: una dedica amorevole alla figlia, sotto forma di una maestosa suite pastorale, impreziosita da una sezione d’archi che dona al brano un taglio cinematico.

Il resto è frutto della personalità della Prochet, che affronta i brani con una leggerezza in grado di rendere appetibili anche i rari passaggi a vuoto. In questo senso Emotional Eternal contribuisce a rendere il suo profilo da chanteuse psichedelica più solido che mai.

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