Recensioni

7.2

In un mondo giusto, uno come Massimo Martellotta non avrebbe bisogno di presentazioni. Polistrumentista, compositore e arrangiatore raffinatissimo, Martellotta ha collaborato con una quantità di musicisti incredibile (Stewart Copeland e Eugenio Finardi, per dirne due), ha ideato e realizzato per Discovery Channel il programma Tadà ed è conosciuto ai più per essere, insieme a Gabrielli, il Deus Ex Machina di quello che a ragione è considerato il gruppo italiano più internazionale degli ultimi dieci anni: i Calibro 35.

One Man Session, il suo nuovo progetto, è una serie di cinque puntate in cui il produttore romano si diverte a sperimentare, totalmente in solitaria, con tutti gli strumenti del suo studio/laboratorio milanese. Giusto compromesso tra improvvisazione ed estemporaneità, il primo episodio Sintesi va ad omaggiare i sintetizzatori e i territori orrorifici tanto cari a John Carpenter (Sintesi Due, Tre e Sei) quanto a Michael Stein e Kyle Dixon (Sintesi cinque sembra uscita dritta dritta dall’Upside Down di Stranger Things), con qualche puntata però negli habitat di Brian Eno e di Claudio Simonetti (Sintesi Uno).

Dedicato allo studio del “pianoforte ben preparato”, Unprepared Piano si muove invece su territori quasi accademici, citando Notturni in odor di Chopin (Come un Notturno), Orson Wells (almeno nel suggestivo titolo) in Quarto Pedale (Quarto Potere) o la mai troppo citata Penguin Café Orchestra in Nécessaire per fanciulli.

Esperimento coraggioso e interessante, la serie One Man Session pone il focus su aspetti sconosciuti di Martellotta, contribuendo a creare un affresco completo su uno dei nostri migliori musicisti. Ora non ci resta che aspettare gli altri tre episodi e sperare che siano all’altezza di questi.

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