Recensioni

Nel nome di Scerbanenco, come già Agnelli e soci qualche anno fa (I milanesi ammazzano il sabato), cercando in quella risacca di malvagità letteraria riparo dalla latitanza di appigli estetici dominanti. Dopo avere sperimentato con l’ottimo Said il metodo della soundtrack canonica, Gabrielli e soci tornano a proiettarsi il proprio film virtuale, poliziesco ghignante color piombo con ricadute acide e persino exotica, a muso duro insomma, col cannone (nel senso di pistola) nella fondina però pur sempre in un coté 60s che prevedeva scenari psichici in espansione.
Ok, la formula è la solita e non stupisce più, eppure mai il progetto dei Calibro 35 ha suonato tanto convincente. E’ funky e beat, brutale e allo stesso tempo ammiccante, potente ma abile a intrigarti con le mezze tinte, vario insomma ma coeso come può esserlo solo un lavoro che trasuda grandissima padronanza della materia. Il tiro è corrosivo e dinamico (il groove acid-funky di Vendetta, il piglio beat cogli ottoni avvampati di Giulia Mon Amour), percorso da una furibonda giocosità (l’exotica sexy di The Butcher’s Bride) che ha voglia spesso e volentieri di far respirare gli arrangiamenti (notevole l’altalena tra hard-errebì e funk atmosferico di Traitors).
Tra preziosismi sonici d’antan – mai così ricercato e ficcante il lavoro delle tastiere, tra cui mellotron e organo Philicorda – non si può fare a meno d’avvertire in filigrana di Morricone, di quello più trepido (la splendida beguin di Two Pills In The Pocket) o all’occorrenza stemperato in salsa funky-psych (One Hundred Guests), comunque disseminandone i segni un po’ dappertutto, come spioncini sull’immaginario di frontiera, squarci di altrove cinematici in una trama fitta di energia scura. Anzi, noir.
Amazon
