Recensioni

Arrivata alla seconda prova l’archeologia creativa dei Calibro 35 (Enrico Gabrielli, Massimo Martellotta, Fabio Rondanini, Luca Cavina e Tommaso Colliva) non cambia le carte in tavola, semmai le definisce con più precisione, volgendo lo sguardo verso nuove influenze e scelte, inevitabili viste le premesse e l’ottima risposta avuta dall’omonimo esordio.
Ok il solito funky scuro e dinoccolato, a tratti ormonale; ok certe marchiature jazz-blues di chitarre e fiati; ok l’estro giocoso e ricombinatorio di matrice prog, seppur senza eccessi. Ma ora anche un’autorialità che si fa maggioritaria (otto su tredici i brani autografi) – definendo il gruppo come band vera e propria – mischiata al solito recupero di brani da soundtrack b-movie più o meno conosciute (Gianni Ferrio, Ennio Morricone, Piero Umiliani, Ritz Ortolani), come sempre scarnificati, nutriti di tiro e inspessiti in elettricità senza remore e senza pudore; tracce che degli inediti sono i padri putativi, ovviamente di figli all’altezza.
E se oggi l’orizzonte sonoro chiama a raccolta il sudore di fiati Motown (Eurocrime!, la poderosa Piombo in bocca) e una psichedelìa trattenuta ma caratterizzante, in ipnosi di hammond settantiane (Sospesi nel traffico) o wha-wha fluorescenti (Gentilsesso e brutali delitti) – come un Morricone ad arrangiare i Doors o a lasciare liberi i primi timidi segnali di nottate passate coi Flaming Lips in cuffia – è perché la musica dei Calibro 35 sa lasciarsi scavalcare dal passato per rubarne lo slancio mentre annusa il presente. Vedasi il recupero più interessante della tracklist, una Milano odia: la polizia non può sparare ingrezzata tra White Stripes e Led Zeppelin, con krautismi cadenzati in fondo. Mira perfetta, invincibili nell’inseguimento: meglio averli come amici che nemici questi cinque.
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