Recensioni

7.1

È il disco più sincero dei Calibro 35. Aggettivo da non prendersi troppo alla lettera, ma utile piuttosto a suggerire un certo trasporto nell’evoluzione del rapporto con l’immaginario filmico degli anni ’60 e ’70, cui i Nostri sono indissolubilmente legati. Numi tutelari ancora Morricone, Umiliani, Trovajoli, Goblin e tutta quella scuola di compositori che ha fatto grande un’epoca cinematografica (e in parte l’estetica tout court che ne è derivata) quasi snobbata in patria, ma recentemente celebrata in terra straniera sull’onda del recupero (tra l’ossequioso, e lo spaghetti trash) di un immaginario unico – è proprio il caso di dirlo – nel suo genere.

Ritroviamo dunque il quintetto in forma smagliante, reduce da una serie di prestigiose esperienze oltreoceano culminate nella registrazione del loro terzo album presso gli studi Brooklyn Recording e Mission Sound di NY, sempre sotto la regia del quotatissimo Tommaso Colliva. Dopo l’omaggio divertente e divertito degli esordi, passando per la sottile ironia filologica del capitolo precedente, Ogni riferimento… segna lo smarcamento – per quanto possibile – dalla “sola” funzione di commento a ipotetiche e immaginifiche pellicole, raggiungendo un’autonomia semantica che utilizza materiale vintage piegandolo a necessità espressive proprie.

L’approccio efficacemente descrittivo si sposta dal poliziottesco al melange di commedia e noir, soprattutto in virtù di una maggiore quantità di temi melodici e per un particolare uso delle tastiere, come quelle della titletrack, sciolte nell’imperscrutabilità di romantici pensieri. Uh Ah Brrr è il pezzo figo del disco, quello che ti fa dire “Yeah, cazzo!”, col suo sapore di tresca, rincorse e Brancamenta; mentre è il basso torbido e incalzante di Arrivederci e grazie a far camminare un malavitoso groove funky fino a New Dehli Deli, dove inedite atmosfere orientali rinfrescano il sound del gruppo, con i cori rigorosamente monosillabici a sospingere la melodia verso irresistibili digressioni lisergico-beatlesiane.

E si procede spediti nella notte, con la pistola in tasca, sì, ma con il cuore inquieto e lo sguardo un po’ perso: saranno i tratti di un’amante quelli descritti dalla suadente e ansiosa Pioggia e cemento? E chi ci ha lasciato la pelle nel rock oscuro e incalzante di Massacro all’alba? Buona visione.

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