Recensioni

Fuori dalle logiche della space disco sentimentale e visionaria in cui ci aveva introdotti nel 2014 con il singolone I Feel Space, Hans-Peter Lindstrøm ha deciso da un po’ di tempo di guardare agli aspetti emotivi dell’elettronica da una prospettiva maggiormente concettuale e sperimentale. Dopo un album prog con Todd Rundgren, le collaborazioni con Christabelle e un lavoro tra indietronica e synth-pop come il precedente It’s Alright Between Us As It Is, il producer norvegese torna a due anni di distanza con un album che contiene le tracce commissionate dal museo di Oslo. Di base, quindi, un lavoro che punta alla creazione di un paesaggio sonoro più che alla narratività.
Le quattro tracce di On A Clear Day I Can See You Forever sono state prodotte senza utilizzare software e strumenti digitali: il Nostro si è servito soltanto di synth e drum machine analogici in un lavoro che suona come una jam prog di sintetizzatori. Non a caso, in press release, l’autore ha dichiarato di essersi ispirato a Robert Wyatt, guardando in particolar modo all’esordio omonimo dei Matching Mole.
E così si va di libera improvvisazione sul Moog Memorymoog nella traccia d’apertura, oltre dieci minuti di bordoni sci-fi e luminosità sintetiche in stile Vangelis, che però suonano soltanto come un ispirato esercizio di stile a cui manca un po’ di pathos. Sensazione che riemerge anche in Swing Low Swee LFO, incentrata su cristalline oscillazioni che si ripetono, un po’ tautologiche, per tutta la durata del pezzo. Emerge una maggiore presa emotiva, sospesa tra ansia e meditazione, in Really Deep Snow, costruita principalmente su evocativi arpeggi di Roland SH-101 che accompagnano un giro di chitarra epico, memoria degli ascolti d’infanzia dell’autore in chiesa. La conclusiva As If No One Is Here aggiunge un pattern ritmico di Roland TR-77 quasi dal sapore lounge che sostiene tastiere fantasmagoriche in stile Boards Of Canada e, nella parte finale, oscuri interventi di violini e violoncello in un connubio di psichedelia e mistero.
Quello di Lindstøm è un album che – vuoi per la gestione degli spazi vuoi per la creazione di suggestioni – può sicuramente funzionare come accompagnamento sonoro alla visita in un museo. Lascia dubbi, invece, se si parla d’impatto sull’ascoltatore che ne fruisce in casa.
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