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Attesissima dal pubblico italiano (e non solo, data la grande affluenza di spettatori stranieri), Lana Del Rey si è esibita all’ippodromo Snai La Maura di San Siro il 4 giugno durante gli I-Days Milano 2024, davanti a ben 67mila persone. Si tratta del più grande evento italiano organizzato per la cantante, che torna dalle nostre parti a un anno di distanza dal concerto last minute dello scorso luglio per la seconda edizione de La Prima Estate.
Del Rey si era giusto esibita all’interno del Primavera Sound davanti a una platea (anche) di giovanissimi, fetta di pubblico che grazie a TikTok (vedi Say Yes To Heaven) non le è mancato neppure all’Ippodromo SNAI La Maura. I supporter act, annunciati all’ultimo momento, Clara e Dardust, fanno il loro nella mezz’oretta lasciata a disposizione con quest’ultimo (il nostrano paroliere e producer Dario Faini) ad esibirsi al piano (salvo il finale techno).
Sono tutti lì per Lana Del Rey del resto, e forse non sanno che la poetessa popstar innamorata del noir e dei 50s non è l’animale da palcoscenico a cui il music biz fa solitamente affidamento. L’interazione con il pubblico è ridotta ai minimi termini durante la risicata ora e mezza di concerto. Un “Ciao Milano, I’m so happy to be here with you” d’ordinanza e poco altro, neppure un saluto di commiato. Così come non ha accolto la richiesta di cantare Salvatore, chiamata a più riprese dal pubblico che le intona anche il solito “Sei bellissima”.
Si sa, e lo abbiamo visto anche nelle riprese dei fan al Coachella con Billie Eilish sul palco, Lana Del Rey, quest’anno in gran spolvero a livello d’immagine, makeup e outfit (sempre più country, non a caso), lascia che sia il suo personaggio – una crooning diva degli anni ’50 – a svolgere la pratica scenica; il corpo di ballo del resto è chiamato apposta a dare movimento e fascino teatrale a uno show altrimenti (fin troppo) statico.
Basteranno coreografie e un’icona eterea a colmare gli occhi del pubblico più esigente? Tra lente passeggiate e pause seduta su una sedia, diciamo che l’interpretazione canora ha compensato il gap e senz’altro i pochi fuori programma hanno spezzato una performance altrimenti troppo abbottonata. La sua presenza rimane però magnetica, il fulcro del palco. In West Coast l’abbiamo vista sporgersi da una balconata in stile Romeo e Giulietta, a un certo punto ha improvvisato persino una pole dance. L’interpretazione è quasi impeccabile e senz’altro coriste e band (con chitarra, basso, tastiere e batteria) hanno compensato bene ogni sbavatura.

Diciotto i brani in scaletta (più interlude e monologhi), immancabili le hit Born To Die e Video Games così come Summertime Sadness e Young and Beautiful, quest’ultima in chiusura. Uno show professionale, fascinoso, magnetico, ma a cui forse manca un po’ di cuore. Qualche perplessità va anche alla scarsa attenzione riservata all’ultima prova, Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd, dalla quale si sono ascoltate solo la titletrack, The Grants e A&W (quest’ultima in versione accorciata, tra l’altro).
Lana Del Rey, soprattutto dal vivo, non è per tutti. A fronte del volume di spettatori è inevitabile che soprattutto nei momenti più intimi lo spettacolo perda quell’incisività che venue più piccole avrebbero garantito. L’artista è anche icona di stile: molti spettatori hanno cercato di ricrearne il look con fiori nei capelli o coroncine, sfoggiando eleganti vestiti bianchi oppure occhiali da sole a forma di cuore. Del resto, il pubblico è formato da una consistente parte di hardcore fan che sono lì per cantare a memoria ogni sua canzone e l’hanno fatto. Per loro è questo ciò che ha contato.

Scaletta
Without You
West Coast
Doin’ Time
Summertime Sadness
Cherry
Pretty When You Cry
Ride
Born to Die
Bartender
Chemtrails Over the Country Club
The Grants
Did you know that there’s a tunnel under Ocean Blvd
Norman Fucking Rockwell!
Arcadia
Video Games
Hope is a dangerous thing for a woman like me to have – but I have it
A&W
Young and Beautiful
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