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Volevo magia. Che gran titolo, quello scelto dai Verdena per l’ultimo album in studio, ma soprattutto che assist, fornito a tutti quelli che volevano parlare del loro ritorno con un guizzo romantico. Ci si può ricamare intorno una serie di titoli, sottotitoli, copy o articoli interi sulle intenzioni dietro al nuovo capitolo della storia del power trio bergamasco. Volevano magia i Verdena, che non si capisce se siano ingenui o semplicemente così strafottenti da ignorare che i tour, ormai, sono un casino ingestibile e insostenibile, che il rock non va più – se non come pretesto – e che di magia, là fuori, non ne è rimasta molta. Ma sapete la storia del calabrone, no? Quella trita e ritrita della struttura alare inadatta al volo, ma lui non lo sa, eccetera eccetera. Ecco, è quella roba lì. I Verdena non lo sanno, o fingono di non saperlo, e non solo il loro rock c’è, esiste e resiste, ma riempie anche i club di tutta Italia con sold out fulminei, moltiplicando le date manco fossero pani e pesci e portando dell’insperata magia in uno scenario spesso arido.

Verdena, live al Teatro della Concordia, Venaria Reale, 2022. foto di Alessandro Bosio

Al Teatro della Concordia di Venaria, il 16 novembre 2022, va in scena l’unica data torinese del tour. Ad aprire ci sono i Fuh, da Canale con fu(h)rore, che sono chirurgici nel creare l’atmosfera giusta per un concerto dei Verdena. E che atmosfera è? Difficile da descrivere, ma limpida da percepire. Sa di ritorno a casa, ritorno alle origini, ritorno ai fondamentali. Insomma: ritorno. In un certo senso è confortante, ma anche elettrizzante.

I fratelli Ferrari e Roberta Sammarelli salgono sul palco e cominciano la serata sfoggiando tutta la muscolatura della nuova fatica discografica. Si comincia con Pascolare e Crystal Ball, due pezzi granitici, senza fronzoli, perfetti per rompere il ghiaccio, soprattutto se intendi farlo a picconate. C’è pure un buon lavoro di luci e visual che pur non essendo necessario – siamo tutti qui per un altro motivo, no? – dà profondità allo show senza strafare, quindi senza snaturare un’attitudine francamente irrinunciabile. Vogliamo anche noi magia, certo, ma vogliamo anche quei Verdena: quelli delle allucinazioni oniriche, del pollaio, dei testi privi di apparente significato, delle bordate che hanno fatto la storia dell’alternative rock italiano. E dopo tutti questi anni è proprio questo che ci viene regalato, con la stessa naturalezza di un tempo, ma con un pizzico di mestiere in più, com’è fisiologico che sia.

Verdena, live al Teatro della Concordia, Venaria Reale, 2022. foto di Alessandro Bosio

L’inedita spolverata di positività di Volevo Magia si percepisce anche dal vivo. Le angosce psichedeliche fanno un passo di lato, per lasciare un po’ di spazio al rock genuino e spontaneo dei nuovi pezzi, che suonano tutti bene. C’è grande coesione, a riprova della validità creativa che ha supportato il ritorno in studio dei Verdena, e tutto questo si riflette anche sul palco. A parte X Sempre Assente e Nei Rami, vengono estratte tutte le tracce del nuovo corso, con la title-track a fare da chiudipista con una violenza inaudita.

In mezzo c’è un po’ di tutto, come le immancabili Valvonauta, Muori Delay, Luna e Starless, in grado di risvegliare istinti primordiali e qualche sing-along che sembra quasi chiamare a gran voce le arene indoor. Compare anche Scegli Me, inizialmente esclusa dal tour e aggiunta in corsa, come una bella sorpresa per quei tanti Millennial che, alla fine, un senso per quelle parole scombinate l’avevano trovato, eccome.

Verdena, live al Teatro della Concordia, Venaria Reale, 2022. foto di Alessandro Bosio

“Torino, città esoterica”, è lo slogan divertito e compiaciuto con cui Alberto Ferrari cerca di rinsaldare il rapporto con il pubblico torinese. Rapporto che comunque appare fin da subito  ben preservato, merito anche di un ritorno a quella semplicità che forse, negli ultimi due tour, i Verdena avevano perso di vista. Non si scambiano più gli strumenti, non c’è più quella frenetica rincorsa a tutte le varie sovraincisioni che sembrano tanto belle in studio ma che poi rischiano di inficiare l’esperienza live. Anche perché pensano poi gli imprevisti tecnici a portare un po’ di scompiglio. Alberto Ferrari nella seconda metà dello show si ritrova catapultato in una lotta impari contro microfono, asta, cavi e chitarre, ma ne esce vincitore, come un novello antieroe che senza sapere come e perché, riesce a sopravvivere a tutto, compreso se stesso. Impossibile non volergli bene, anche perché poi canta come un dannato, mentre Luca Ferrari e Roberta Sammarelli (la nostra adorata Robertina) ricordano a tutti che musicisti eccezionali siano.

Verdena, live al Teatro della Concordia, Venaria Reale, 2022. foto di Alessandro Bosio

Prezioso anche il contributo di Carlo Maria Toller, polistrumentista bresciano reclutato dopo molti provini all’Henhouse e inserito magistralmente nelle dinamiche del trio. Adesso sono in quattro e si sente. Chitarre, tastiere, backing vocals: il giovane innesto è benzina su un fuoco che divampa a grande velocità.

«Sembrano gli Swans», sento dire dalle retrovie in uno dei momenti più concitati dello show. E con le dovute proporzioni e distinzioni, mi rendo conto che è davvero difficile trovare un’altra band italiana in grado di investire la platea con un simile muro di suono, perfettamente divisa tra la maniacalità di chi ama il proprio lavoro di un amore viscerale e la schizofrenia di chi è in grado di lasciarsi totalmente andare al cospetto dell’imprevedibile dell’arte. È raro, e questa rarità va assolutamente protetta.

Per la foto gallery completa di Alessandro Bosio vi rimandiamo alla pagina dedicata al concerto.

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