Recensioni

7.3

Fin dalla presentazione del nuovo album – Juan Atkins &  Moritz von Oswald present Borderland – risulta chiaro che a tre anni di distanza da quel capitolo zero che è stato Borderland, Moritz von Oswald e Juan Atkins, intendono, con questo Transport, consolidare il sodalizio in una serie di produzioni all’insegna di una classicità detroitiano-berlinese dai confini ben noti, eppure non ancora del tutto esplorati o esauriti. Ancora una volta il boss di Basic Channel mette le tecniche da studio manovrando attraverso quelle (echi, riverberi, bassi, microtoni, volumi ecc.) e con un asciutto rigore teutonico un caratteristico spazio mutuato dal dub; accanto a lui, il fondatore detroitiano del genere assieme a Derrick May e Kevin Saunderson, mette l’afroamericanità riflessa nelle macchine, scolpendo – tra tastiere e ritmi – la materia viva di sette avvolgenti tracce meno puntellate su scambi funk/jazz rispetto a tre anni fa, e dunque più distanti dagli interscambi più aperti in zona Moritz Von Oswald Trio, per un discorso più lineare e clubbista.

Spostandoci su una cinetica sonica di kraftwerkiana memoria, i bpm in zona house rimangono sui 120 abbondanti, ed il Transport qui è il denominatore comune, non la terra di confine: si va da ellittiche progressioni techno (Transport) a garagismi spaziali e deep (Lightyears, Riod), fino a cose più acide (2600) e naturalmente jazzy (Zeolites), o anche spezzate utilizzando ineffabili breakbeat (Merkur) senza che il gusto per la live jam ci perda. Ne viene fuori una floreale plasticità sintetica osservata col grandangolo. Un altro centro per la coppia e un disco senz’altro più vibrante dell’ultima prova del Trio, Sounding Lines.

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