Recensioni

Non si ferma la macchina di Maurizio e co. Quarto disco (e secondo dal vivo) per il combo techno-meets-dub-and-jazz, registrato in sole quattro ore lo scorso agosto. Fetch presenta quattro lunghi pezzi jammati che confermano le capacità tecniche dei tre, con l’aggiunta del bassista ECM Marc Muellbauer (già presente in Horizontal Structures) e del musicista elettronico Tobias Freund (collaboratore fisso da Vertical Ascent) e con in più anche gli overdub di flauto, clarinetto e sax di Jonas Schoen e la tromba di Sebastian Studnitzky.
Descrivere le tracce è facile: Jam è un tunnel dark ritmato dalle percussioni ostinate di Ripatti che svisa con trombe e organetti Farfisa 70, Dark è un passaggio rumoristico, incuneato su posizioni catacombali che prelude alla seconda parte del set, più votata alle reminiscenze berlinesi technoidi (Club) o tribali che siano (Yangissa).
I dischi del trio stanno diventando diari live compatti, veloci e intensi. La destinazione diventa sempre più sperimentale e mima quello che Miles Davis aveva fatto dopo la svolta elettrica di Bitches Brew: chiamare a sè una cricca scelta di turnisti del momento per improvvisare e far nascere nuove idee dallo scontro di stili e poetiche musicali apparentemente agli antipodi. Là c’era la contrapposizione tra jazz e rock psichedelico, oggi il jazz viene trafitto dalle armi ritmiche del clubbing. Che questa sia una delle possibilità della musica elettronica contemporanea può anche starci, ma dopo un’ora di jam, viene un dubbio sulla longevità del documento sonoro che abbiamo davanti.
Fissare su un supporto (/cristallizzare) l’improvvisazione è sempre rischioso, a meno di eccellenze. Per questo ensemble sembra più corretto andare sotto al palco a percepire le good vibrations; per il mentasm conviene tornare dietro alle consolle…
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